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	<title>CAFFÈ (S)CORRETTO &#8211; GianLucaCampagna.eu</title>
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	<description>Attività e libri di Gian Luca Campagna</description>
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	<title>CAFFÈ (S)CORRETTO &#8211; GianLucaCampagna.eu</title>
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		<title>Covid-19. La vanità di Speranza in un libro mediocre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2020 10:09:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAFFÈ (S)CORRETTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non c’è Speranza per questo Paese. La speranza non si trova nemmeno più nel fondo del vaso di Pandora. Figurarsi se gli italiani potrebbero trovarla in un dicastero, quello della Sanità, poi, retto da omen nomen Roberto Speranza, che dapprima in trincea per l’attacco inaspettato del Covid-19 ha poi deciso di uscire allo scoperto e...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non c’è Speranza per questo Paese. La speranza non si trova nemmeno più nel fondo del vaso di Pandora. Figurarsi se gli italiani potrebbero trovarla in un dicastero, quello della Sanità, poi, retto da omen nomen Roberto Speranza, che dapprima in trincea per l’attacco inaspettato del Covid-19 ha poi deciso di uscire allo scoperto e lanciarsi con un libro infilzato alla sua baionetta. Si sa, i politici hanno un ego che fa provincia (o dicastero, fate vobis), così l’idea di un libro con tanto di nome e cognome propri che campeggiano sulla copertina è la sublimazione della fiera di vanità che alberga nell’animo di ogni essere vivente. Così il capo buono di Speranza ha pensato nell’estate appena trascorsa di scrivere un libro, piuttosto che di pensare un nuovo mondo sanitario di fronte al ritorno dell’ondata di Covid-19. S’intitola profeticamente ‘Perché guariremo’ ed è edito da Feltrinelli. Una sorta di zibaldone di riflessioni, aneddoti, slanci, chiose del ministro che ha affrontato l’ora più buia della nostra storia repubblicana, un libro previsto in uscita lo scorso 22 ottobre ma che di fronte alla catastrofica emergenza sanitaria l’ufficio marketing della casa editrice ha pensato bene di non lanciare. Ma le chicche sono anche altre: il ministro infatti ha sempre dichiarato di non essere convinto di scriverlo eppure l’ha fatto (nelle buffe storie ministeriali dopo la casa intestata a insaputa anche un caso di libro scritto col proprio nome a sua insaputa…) e di non essere convinto di pubblicarlo ora perché avrebbe poco tempo per la promozione nelle librerie (sic!). Altra riflessione da approfondire: le griffe importanti editoriali ormai sono uffici marketing non case editrici, questa è l’ennesima riprova. E chi l’ha comprato (il libro si trova, eh) lo ha definito uno zero. Speranza non ha speranza, oltre che modesto ministro è anche pessimo scrittore.</p>
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		<title>Oggi un Teatro non è solo per il teatro, la cultura è anche altro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2020 07:29:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAFFÈ (S)CORRETTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un Teatro non è solo per il teatro. Spesso si dimentica questo aspetto, nient’affatto marginale, nel dibattito che sta scaturendo nel capoluogo in questi giorni attorno alla querelle del D’Annunzio desolatamente sbarrato. Se Latina (così abbracciamo tutti, rappresentanti pubblici e privati, professionisti del settore e appassionati, nonché pubblico) vuole un Teatro non deve parlare solo...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un Teatro non è solo per il teatro. Spesso si dimentica questo aspetto, nient’affatto marginale, nel dibattito che sta scaturendo nel capoluogo in questi giorni attorno alla querelle del D’Annunzio desolatamente sbarrato. Se Latina (così abbracciamo tutti, rappresentanti pubblici e privati, professionisti del settore e appassionati, nonché pubblico) vuole un Teatro non deve parlare solo di teatro, deve parlare come suggerito sì di politiche e azioni ma, aggiungo, a tutto tondo ampliando un’offerta culturale a ventaglio, avvicinando un pubblico anche nuovo, pronto a diventare nel breve periodo zoccolo duro.</p>
<p>Infatti, quando si parla di teatro si dimentica spesso che il Teatro, oggi (in realtà, direi, ieri), s’è evoluto, ha abbracciato percorsi che non sono soltanto proiettati nella tradizione della pièce, della danza e della musica. No. I Teatri sono luoghi che permettono a chi in un Teatro non ci entrerebbe mai di varcarne la soglia anche quando si organizzano presentazioni di libri, convegni, premiazioni di festival, mostre d’arte, rimodulando al contempo anche l’offerta in un’accoglienza che preveda corner di food and beverage di qualità, tant’è che il D’Annunzio non ha mai fornito nemmeno una bozza d’idea di ‘caffè letterario’ per favorire scambi d’opinioni e di contaminazione artistica, simbolo da sempre della crescita del fermento culturale di una città.</p>
<p>Contenitore e contenuti spesso sono madre e figlia, talvolta si scambiano anche i ruoli, qui a Latina talvolta hanno le fattezze rigide e a compartimento stagno, nel senso che non conoscono processi d’osmosi e collegamento. Certo, il Teatro è del teatro, almeno questa è l’opinione dell’immaginario collettivo, ma il dibattito che ne scaturirà non può non tener conto anche di altre forze e di esponenti culturali, considerata anche la mancanza cronica di spazi di una città che è cresciuta nel tempo in termini di popolazione, tant’è che l’abbandono di una struttura come l’ex Garage Ruspi è inammissibile, soprattutto per la sua posizione. In tal senso, va recuperata anche la centralità della cultura, in una città-capoluogo che pare tutta un’unica periferia. Forse per la prima volta potremmo anche non perdere tempo, forse per la prima volta pur avendo sguardi differenti e abbracciando arti diverse, si potrebbe compiere un cammino insieme, ma senza argomentare in dietrologie o assumersi arie da primo della classe. La Casa della Cultura (eh, un Teatro è questo) ha spazi, riservati agli spettacoli e agli incontri come alla formazione, ma dovrebbe possedere, al di là dell’auspicata agibilità, anche una certa democraticità ed elasticità di proposte e offerte culturali. Altrimenti, continuiamo così, tutti divisi o concentrati solo sul proprio percorso, con ognuno che crede di avere una patente o paternità della cultura solo perché non ha mai seguito percorsi e sforzi di altri; senza assumere il ruolo della Cassandra, questo è il modo migliore di lasciare che la città s’avviti sempre più in se stessa, negandosi il futuro, con intelligenze e sensibilità sempre più lontane, decise a recidere con un colpo netto il cordone ombelicale con le proprie radici, diventando a breve una città inevitabilmente solo per vecchi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La guerra dell’informazione tra Trump e Twitter</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2020 10:43:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAFFÈ (S)CORRETTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi il conflitto si sviluppa nelle pieghe dell&#8217;informazione. Il caso del presidente Usa Trump e della piattaforma social Twitter ricorda tanto la locuzione latina di Giovenale. Oggi abbiamo forse capito veramente cosa significa comunicare con la tecnologia. Una riflessione che scaturisce dallo scontro tra il presidente statunitense Trump e Twitter. Esatto, non tra due uomini...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>Oggi il conflitto si sviluppa nelle pieghe dell&#8217;informazione. Il caso del presidente Usa Trump e della piattaforma social Twitter ricorda tanto la locuzione latina di Giovenale.</h4>
<p><span id="more-1188"></span></p>
<p>Oggi abbiamo forse capito veramente cosa significa comunicare con la tecnologia. Una riflessione che scaturisce dallo scontro tra il presidente statunitense Trump e Twitter. Esatto, non tra due uomini politici in competizione ma tra uno degli uomini più potenti del mondo e il social network numero uno per quanto concerne l&#8217;informazione. Anzi, la riflessione è doppia.<br />
La storia ormai è deflagrata: Donald Trump, forte dei suoi 80 milioni di follower, usa la piattaforma social come strumento di propaganda e megafono, alla fine come fanno tutti, soltanto che per la prima volta la società di San Francisco è intervenuta per correggere i cinguettii presidenziali, in cui il tycoon evocava il rischio di frode elettorale dopo che il governatore della California Gavin Newsom e altri politici democratici avrebbero valutato la possibilità del voto per posta a causa del coronavirus. Twitter ha segnalato i due tweet con l&#8217;avviso di &#8216;verificare i fatti&#8217; e un link in cui si spiega che le dichiarazioni del presidente Trump sono prive di fondamento, secondo anche autorevoli organi d&#8217;informazione come la Cnn e il Washington Post, specificando che i tweet presidenziali &#8220;contengono informazioni potenzialmente fuorvianti sui processi di voto e sono stati contrassegnati per fornire un contesto aggiuntivo&#8221;.<br />
Il conflitto tra Trump e Twitter è cosa nota, ma questo scontro genera due riflessioni. La prima è che si pone un argine a chi urla e strepita su una piattaforma digitale strillando che sono gli altri a fare un abuso di fake news quando spesso è egli stesso che non riflette prima di sfiorare i testi per lanciare il proprio pensiero, così la piattaforma agisce come giudice e censore nella jungla dell&#8217;informazione; la seconda è figlia della prima, cioè l&#8217;intervento diretto della stessa piattaforma social, che smentisce, rintuzza e replica, oggi lo fa probabilmente a ragion veduta, ma domani?. Non essendo affatto a digiuno di romanzi e film distopici nulla ci vieta di pensare che la democrazia dell&#8217;informazione e della comunicazione è in pericolo, dato che è vero che si autoalimenta in questo circolo vizioso ma è altrettanto autentico che se oggi interviene per contenere &#8216;sciocchezze informative&#8217; chi ci assicura che domani invece sarà così e non per soffocare il pluralismo informatvo?<br />
Del resto, la ricordate l&#8217;antica locuzione di natura classica? Quis custodiet ipsos custodes?, tratta dalla VI Satira di Giovenale, che letteralmente significa: «Chi sorveglierà i sorveglianti stessi?». Un problema di certo non nuovo.</p>
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		<title>Quel ritorno alla normalità, le scuse mancanti e il buon senso di sempre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2020 12:56:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAFFÈ (S)CORRETTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ricordate il caso di Lenola con Salvatore Spirito, l&#8217;81enne sordomuto e con altre invalidità, multato dai carabinieri, perché colpevole di andare in farmacia? Il figlio Michele si aspettava le scuse dell&#8217;Arma. Se prima era bullismo istituzionale oggi forse è maleducazione istituzionale. O scarso senso civico. Per carità, nessuna mancanza di rispetto ma quello che manda...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="margin: 22.5pt 0cm 22.5pt 0cm;">Ricordate il caso di Lenola con Salvatore Spirito, l&#8217;81enne sordomuto e con altre invalidità, multato dai carabinieri, perché colpevole di andare in farmacia? Il figlio Michele si aspettava le scuse dell&#8217;Arma.</h2>
<p><span id="more-1180"></span></p>
<p style="margin: 22.5pt 0cm 22.5pt 0cm;">Se prima era bullismo istituzionale oggi forse è maleducazione istituzionale. O scarso senso civico. Per carità, nessuna mancanza di rispetto ma quello che manda avanti il mondo da sempre è proprio il buon senso.</p>
<p style="margin: 22.5pt 0cm 22.5pt 0cm;">Riassunto delle puntate precedenti: il 30 marzo, in pieno clima da coronavirus, i carabinieri di Lenola multano un anziano perché ‘sorpreso’ a leggere gli annunci mortuari e ‘colpevole’ di doversi recare in farmacia. A nulla sono servite le timide proteste da parte dell’uomo, Salvatore Spirito, che per di più essendo anche sordomuto faticava non poco a comprendere e a farsi comprendere. Il 4 aprile lo zelante carabiniere che gli aveva comminato il verbale gli notifica in casa l’ammenda di ben 400 euro. Come da decreto. Eh, come da decreto. Quante volte abbiamo telefonato alle forze dell’ordine o chiesto quando le incontravamo in strada come comportarci e interpretare una norma? Cosa ci sentivamo rispondere, come una figura robotica, se non ‘lei si deve attenere al decreto’? Un’autentica farsa istituzionalizzata. Soprattutto, poi, quando certi casi avvengono in un paesino di frontiera col mondo, appena 4mila anime, dove tutti si conoscono e dove, pare, a nulla valgono le motivazioni: né se ti rechi in farmacia, né a sgranchirti le gambe sotto casa per qualche minuto, né se ti fiondi in edicola o al supermercato. Sono scuse ci è stato risposto in alcune frangenti. Certo, ossigenarsi è una pratica criminale, mica quella di confinare i cervelli.</p>
<p style="margin: 22.5pt 0cm 22.5pt 0cm;">Ma torniamo a Lenola. Abbiamo già scritto di come sia stato poco nobile mostrare i muscoli a un anziano di 81 anni, che, roso dalla vergogna, ormai esce di rado da casa, soprattutto perché è stato indicato come un disobbediente seriale, come se prima che gli venisse comminata la multa fosse stato ripreso e avvisato più volte, aspetto che lo stesso Salvatore ma anche il figlio, Michele, respingono con sdegno, una sorta di giustificazione che dall’altra parte vorrebbe che fosse fatta passare per un atto duro ma giusto ma che in verità non ha nulla di protettivo per il cittadino, soprattutto se indifeso. Per carità, la storia fa sorridere, forse Guareschi ci avrebbe tirato su una commediola più o meno garbata e avrebbe descritto lo sceriffo in preda al virus dello zelo che si batte per far rispettare la legge sanzionando arzilli vecchietti che posseggono il vizio di sbirciare le donne del paese.</p>
<p><iframe title="Quel ritorno alla normalità, le scuse mancanti e il buon senso di sempre" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/2oFZbfhmIzs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="margin: 22.5pt 0cm 22.5pt 0cm;">Grazie agli strumenti come gli smartphone durante la restrizione sociale per Covid-19 abbiamo conosciuto soprusi e abusi di qualche rappresentante delle forze dell’ordine ma anche momenti di autentica imbecillità da parte dei &#8216;normali&#8217; cittadini. E ci sono stati anche diversi casi in cui gli agenti hanno mostrato il lato nobile della divisa e sono stati capaci di chiedere scusa e di annullare sanzioni elevate per eccesso di zelo o per ignoranza della norma o per un comprensibile nervosismo dato il momento delicato. Beh, non è questo il caso, considerato che Michele Spirito, figlio di Salvatore, a distanza di due mesi torna sull’accaduto e si interroga se tutto ciò sia naturale e se l’ammenda sanzionata possa essere annullata.</p>
<p style="margin: 22.5pt 0cm 22.5pt 0cm;">O se invece siamo ancora di fronte all’emergenza, che non richiama né il buon senso né il ritorno alla normalità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="hKFYKMgLcb"><p><a href="https://www.gianlucacampagna.eu/lenola-bullismo-istituzionale-sanzionato-un-sordomuto-in-cerca-di-medicine/">Lenola, bullismo istituzionale. Sanzionato un sordomuto in cerca di medicine</a></p></blockquote>
<p><iframe title="&#8220;Lenola, bullismo istituzionale. Sanzionato un sordomuto in cerca di medicine&#8221; &#8212; GianLucaCampagna.eu" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" style="position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);" src="https://www.gianlucacampagna.eu/lenola-bullismo-istituzionale-sanzionato-un-sordomuto-in-cerca-di-medicine/embed/#?secret=hKFYKMgLcb" data-secret="hKFYKMgLcb" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
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		<title>Speriamo che sia femmina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2020 13:21:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAFFÈ (S)CORRETTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Speriamo che sia femmina. Ma davvero. Se la politica non è capace nel rinnovarsi adottando il sistema meritocratico in un momento spartiacque come questo ci ritroveremmo come ci siamo svegliati con al Governo illustri annunciatori incapaci nel gestire già se stessi. Se il diktat governativo resta quello della manipolazione delle masse neppure tanto occultata (Rocco...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Speriamo che sia femmina. Ma davvero. Se la politica non è capace nel rinnovarsi adottando il sistema meritocratico in un momento spartiacque come questo ci ritroveremmo come ci siamo svegliati con al Governo illustri annunciatori incapaci nel gestire già se stessi. Se il diktat governativo resta quello della manipolazione delle masse neppure tanto occultata (Rocco Casalino docet) con potenze di fuoco da imbonitori e truffatori (bonus da 500 euro per la sostenibilità mobile che invece è bonus 60%, 25mila euro per le aziende che invece è pure lei una percentuale dopo gli ostacoli dei cavilli, i 600 euro promessi a tutti e giunti a pochi) ecco che il futuro della società italiana, nazionale e provinciale, resta legato a una società matriarcale. E sì. Il futuro è donna. È lei che ti genera. Senza di lei si fermerebbe il genere umano.La donna è multitasking rispetto all&#8217;uomo, riesce a fare e pensare contemporaneamente, azione doppia che a noi è concessa soltanto camminando e masticando un chewing gum, tacendo del fatto che la donna è abituata alle trasformazioni (pensate al suo corpo, dall&#8217;adolescenza che fiorisce al generare vita&#8230;).</p>
<p>Non sfugge a questo canone inverso il territorio di Latina. L’avvocato Annalisa Muzio, dopo essersi costruita dal nulla l’associazione Minerva con i suoi circoli sparsi per l’Agro Pontino e aver mappato lo sport nell’Osservatorio legato a doppio filo col turismo, ecco che oggi si è lasciata sedurre dalla politica economica, entrando nella famiglia di ConfCommercio nel ruolo di commissario a Latina, seppure insieme a Salvatore Di Cecca. È un riconoscimento che la Muzio merita, perché in questi due anni di associazionismo ha dimostrato capacità di aggregazione, spirito di caparbietà, ideazione di eventi innovativi, dialogo costante, ostinazione al limite del prosaico ‘chi te lo fa fare’ suscitando una simpatia bipartisan che odora tanto di giudizio oggettivo per il suo operato. Chi sonnecchia in questo contesto forse è la politica, sempre più appiattita su se stessa e lontana dalle esigenze della gente, tesa a discutere sui nomi piuttosto che su programmi di rilancio per un territorio che non ha più clessidre, incapace di intercettare mode e tendenze (non solo femminili). La rivoluzione copernicana di Lbc esplosa tre anni fa e mai sbocciata forse insegnerà che va premiato chi prima dimostra di essere già capace sul campo piuttosto chi vince per manifesti demeriti altrui o chi crede di essere a priori unto dal Signore.</p>
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		<title>Video. La Germania non teme il coronavirus, ma i contagi salgono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2020 16:37:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAFFÈ (S)CORRETTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli italiani restano in isolamento mentre in Germania non si rinuncia alla movida. Ma i contagi da coronavirus aumentano. Gli italiani polemizzano per la fase2 dopo un isolamento che si appresta a festeggiare i sessanta giorni, mentre a Berlino impazza la movida. Così, si assiste ad assembramenti creativi e riunioni anarchiche nelle principali piazze della...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Gli italiani restano in isolamento mentre in Germania non si rinuncia alla movida. Ma i contagi da coronavirus aumentano.</h1>
<p><span id="more-1130"></span></p>
<p>Gli italiani polemizzano per la fase2 dopo un isolamento che si appresta a festeggiare i sessanta giorni, mentre a Berlino impazza la movida. Così, si assiste ad assembramenti creativi e riunioni anarchiche nelle principali piazze della capitale tedesca, una delle città europee preferite dalle nuove generazioni. Tanti tedeschi sì e anche molti stranieri residenti.</p>
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<p><iframe title="La Germania non teme il coronavirus. Ma i contagi salgono" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/7HIlz6v3Gzo?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Questa è la reazione all’emergenza coronavirus di una città giovane e dinamica. Le riprese di questo video –che abbraccia il ponte di Admiralbrücke, nel cuore del quartiere Kreuzberg- fanno capire la situazione tedesca con facilità, dove forse le misure di restrizione sembrano allentate e la fase della grande paura pare essere alle spalle. Ma i numeri da oggi dicono altro. Infatti in Germania si registra la ripresa del numero di contagiati da Covid-19: il rapporto torna a essere 1:1, una persona ne contagia un’altra, così stabilisce l’istituto sanitario Robert Koch, che ha diffuso anche il <strong>numero di contagiati (156.337) e morti (5.913)</strong>. Forse la riapertura delle attività commerciali estesa nella scorsa settimana ha fatto registrare un passo indietro nella prevenzione e nella raccomandazione del distanziamento sociale? Probabilmente è così, stando ai numeri. Tant’è che da ieri è obbligatorio l’uso delle mascherine dentro i negozi e sui mezzi pubblici. E da oggi anche a Berlino.</p>
<p>Fino a oggi la capitale tedesca non è apparsa come una metropoli dalle fattezze distopiche, la polizia è intervenuta nelle piazze e nei parchi soltanto quando gli assembramenti sono apparsi eccessivi. La riapertura dei negozi nei giorni scorsi ha anche accelerato la voglia di socialità dei più giovani, che in alcuni quartieri, tipo Kreutzberg e Friedrichshain (Berlino Est), hanno invaso le piazze e le aree verdi consumando cibi da asporto acquistati presso gli <em>späti</em> (micro shop che vendono dagli alcolici ai tabacchi agli snack). Nuovi numeri alla mano, forse da domani il take away sarà consumato in casa.</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="NgHU0wOVPp"><p><a href="https://www.gianlucacampagna.eu/dal-4-maggio-gli-italiani-andranno-di-corsa-ma-non-le-imprese/">Dal 4 maggio gli italiani andranno di corsa. Ma non le imprese</a></p></blockquote>
<p><iframe title="&#8220;Dal 4 maggio gli italiani andranno di corsa. Ma non le imprese&#8221; &#8212; GianLucaCampagna.eu" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" style="position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);" src="https://www.gianlucacampagna.eu/dal-4-maggio-gli-italiani-andranno-di-corsa-ma-non-le-imprese/embed/#?secret=NgHU0wOVPp" data-secret="NgHU0wOVPp" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
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		<title>Lenola, bullismo istituzionale. Sanzionato un sordomuto in cerca di medicine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2020 12:16:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAFFÈ (S)CORRETTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Lenola i Carabinieri sceriffi fermano un 80enne sordomuto e non &#8216;sentono&#8217; ragioni, nemmeno che stesse andando nella farmacia sotto casa. E gli comminano una multa da 400 euro. Bullismo istituzionale. Ecco a cosa non vorremmo mai assistere. Con protagonisti da una parte i rappresentanti dei Carabinieri in veste di sceriffi e dall’altra un ottuagenario...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>A Lenola i Carabinieri sceriffi fermano un 80enne sordomuto e non &#8216;sentono&#8217; ragioni, nemmeno che stesse andando nella farmacia sotto casa. E gli comminano una multa da 400 euro.</h2>
<p>Bullismo istituzionale. Ecco a cosa non vorremmo mai assistere. Con protagonisti da una parte i rappresentanti dei Carabinieri in veste di sceriffi e dall’altra un ottuagenario portatore di handicap. Location: Lenola, paesino di poco più di 4mila anime in provincia di Latina, ai tempi del coronavirus.</p>
<p>Non vorremmo assistere a scene con i tutori dell’ordine che si appiccicano sul petto una stella da sceriffo. Né in tempi di Covid-19 né in tempi di normalità, e il confine tra i due tempi è più sottile di quanto immaginiamo. Le restrizioni e i divieti hanno frustrato i sogni di molti, hanno rallentato gli obiettivi di altri, hanno sconvolto la vita di tutti noi, le cronache del coronavirus hanno insegnato che esistono due mondi, chi da una parte è stato confinato a sopravvivere nel limbo dell’isolamento e chi per giuramenti di Ippocrate e affini è in trincea per salvare vite, poi c’è l’altro mondo, chi sta nel mezzo. E nel mezzo ci sono chi come Giano bifronte osserva gli uni e gli altri, tutela gli uni e gli altri, controlla gli uni e gli altri. Loro sono le forze dell’ordine, chiamati a un duro lavoro in un periodo di incertezza come questo, ma come al solito c’è chi vagheggia il sogno di uno Stato di polizia in contrasto con lo Stato di diritto, dove il forte schiaccia il debole, dimenticando dove è nata la tradizione culturale dello ius, smarrendo al contempo la linea di dove è nata la culla della civiltà.</p>
<p>Siamo a Lenola, paesino in provincia di Latina, è il 30 marzo.</p>
<p>Il signor Salvatore Spirito esce di casa per recarsi in farmacia, che dista dalla sua abitazione poco più di cento metri. È sordomuto dai 15 anni, da quando una meningite lo ha reso completamente sordo e ne ha minato le capacità linguistiche (tecnicamente è affetto da sordomutismo chi non ha potuto acquisire in maniera naturale la lingua parlata) e visive, nel tragitto -come accade alle persone anziane- si sofferma a leggere gli annunci mortuari affissi sulla bacheca comunale. È in quel momento che un carabiniere, probabilmente indispettito dal tempo di lettura dell’anziano (che ha anche una visione limitata, certificata), lo ferma e gli chiede i documenti (atto legittimo), il signor Salvatore tenta di spiegare che non riesce ad ascoltare cosa gli viene richiesto, però poi alla fine capisce e consegna la sua carta d’identità, dichiarando di recarsi in farmacia tant’è che mostra anche le scatole dei medicinali (vuote) che gli occorrono come ‘campione’. I militari (sono in due) nel brogliaccio riportano le dichiarazioni dell’anziano, ne verificano le generalità e lo congedano senza che ci sia una presa visione e una sottoscrizione.</p>
<p>Il signor Salvatore si reca in farmacia, acquista i medicinali e rincasa.</p>
<p>Il 3 aprile a Salvatore gli viene notificata una multa pari a 400 euro in cui sono spuntate le voci ‘si trovava a leggere le affissioni comunali’ e ‘si muoveva in assenza di comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza o di motivi di salute’ (e recarsi in farmacia cosa è, una nuova forma di gioco di ruolo con annesso jogging in borghese?!), più tra le dichiarazioni riportate uno stringatissimo ‘riferiva di recarsi in farmacia’, un’ammissione parziale poiché non è stato riportato sul brogliaccio -per via di un probabile e improvviso crampo dello scrittore da parte dell’estensore- che Salvatore Spirito non è che ‘riferisse ma si accingeva ad andare in farmacia’. È diverso, non c&#8217;è una vaga idea della sua azione ma l&#8217;azione è là, c&#8217;è, esiste. E comunque, nella contestazione, la eventuale ‘passeggiata’ dell’anziano sotto casa, individualmente, in quella data era (è) ammessa da circolare del Viminale.</p>
<p><iframe title="Sceriffi a Lenola ai tempi del coronavirus" width="640" height="480" src="https://www.youtube.com/embed/ixN5YwVerRs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>A questo punto una domanda è legittima. Ed è questa. Come è possibile comminare una sanzione pecuniaria a un ottantenne in quelle condizioni di handicap (anche un ipovedente ne intuirebbe uno stato di salute non ottimale) quando lo stesso ha provato a spiegare che si stava recando in farmacia? Altra considerazione: che è frutto più di elasticità mentale e quieto vivere che di analisi matematica: siamo a Lenola, gli abitanti si conoscono un po’ tutti, siamo a quota 4mila residenti, è possibile che i componenti della stazione dei Carabinieri non conoscano il proprio gregge? Ancora: quando si ferma un soggetto si pongono domande e si ascolta la replica. Ecco, se si imparasse ad ascoltare conosceremmo anche l&#8217;altro, in questo caso una persona sordomuta e con il senso della vista seriamente danneggiato.</p>
<p>Esiste solo il concetto dura lex sed lex o esiste solo una interpretazione unilaterale?</p>
<p>Le forze di Ps hanno il diritto di fermare chiunque, richiedere i documenti, ma non hanno il diritto di comminare sanzioni ad casum. Ma forse avranno il diritto di accertare che si tratti di un equivoco che possa essere chiarito grazie alla sensibilità dei vertici provinciali dell&#8217;Arma.</p>
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		<title>Smaltiamo la rabbia oltre che i rifiuti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2020 08:53:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAFFÈ (S)CORRETTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo spettro che s’aggira in provincia di Latina ha un nome. E un cognome. Discarica. Di Borgo Montello. Ma è un fantasma che più trascorrevano i giorni più si materializzava. Da quando? Da quando il Comune di Latina ha perso il 51% della Ecoambiente, a nome di LatinaAmbiente, dichiarata fallita a dicembre 2016 (6 mesi...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo spettro che s’aggira in provincia di Latina ha un nome. E un cognome. Discarica. Di Borgo Montello. Ma è un fantasma che più trascorrevano i giorni più si materializzava. Da quando? Da quando il Comune di Latina ha perso il 51% della Ecoambiente, a nome di LatinaAmbiente, dichiarata fallita a dicembre 2016 (6 mesi dopo che Lbc vince le elezioni). Breve Bignami: la giunta Coletta si rifiutò di riconoscere i 20 milioni di debito che pesavano sul Palazzo comunale nei confronti di LatinaAmbiente, quel rifiuto costrinse il Tribunale a respingere il piano di concordato redatto da Bernardino Quattrociocchi. Oggi la curatela fallimentare della LatinaAmbiente sta recuperando quei crediti non riconosciuti, avendo percepito a oggi circa 8 milioni: un’azione (o una mancata azione, fate vobis) che ha portato al fallimento della LatinaAmbiente, alla perdita del controllo pubblico sulla discarica di Borgo Montello e alla possibilità di rivalersi nei confronti delle precedenti amministrazioni, poiché il danno erariale non era stato certo provocato dalla maggioranza Lbc. E così, abbiamo assistito all’asta fallimentare, col campo aperto ad altri soggetti privati, che hanno sganciato la discreta somma di 2,5 milioni. Per fare collezione di invasi inutilizzabili? Certo che no. All’epoca, nel marzo 2018, il Comune di Latina diramava una nota, testualmente “alla luce di tutto ciò dare per scontato l’immediato riavvio delle attività di smaltimento a Borgo Montello, è un puro esercizio teorico, una forzatura volutamente allarmistica cara a certa politica, che non ha alcun aggancio con la realtà dei fatti”. Candore e ingenuità che si mixano per un cocktail micidiale, tant’è che a distanza di poco meno di 2 anni da quella perdita (un Comune proprietario di una discarica non è una iattura, ma un enorme vantaggio per una comunità, checché ne dicano ambientalisti puristi che probabilmente non producono nemmeno bisogni fisiologici) ecco che la Regione Lazio è chiamata a rispondere a un’emergenza che alla fine s’è palesata. Chiude la discarica di Colleferro? Tutti esultano. Come se i rifiuti (quelli secchi) sparissero per un gioco di prestigio, mentre da una parte si levano voci per la green economy e poi i progetti per trasformare l’umido in energia hanno più ostacoli di quanti ne ha dovuti affrontare Ercole. Infatti, l’aspetto grottesco di questa vicenda è che non soltanto i soggetti privati che hanno investito in terra pontina devono rispondere ai ricorsi al Tar innalzati da Comuni e comitati più o meno spontanei, ma anche gli enti pubblici consorziati che hanno intuito l’idea di produrre bioenergia dalla frazione organica umida si accorgono che esistono lotte intestine tra i partiti pronti ad aizzare cittadini a digiuno del tema. Basterebbe porsi una domanda: se io produco rifiuti che fine faranno? Se io non voglio un impianto che trasforma la monnezza vicino casa mia, perché dovrebbe accettarlo un altro? Se da legge regionale ogni provincia deve provvedere a chiudere il ciclo dei rifiuti territorialmente perché si procede a colpi di deroghe? Un corto circuito figlio di decisioni pilatesche. Lo stesso motivo per cui oggi parliamo ancora di emergenza rifiuti, di cicli territoriali non chiusi e di discariche (ri)aperte. Alla fine, la proposta più seria resta la provocazione stizzita di Carlo Medici, presidente della Provincia: ogni Comune si farà il suo impianto. Amen. </p>
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		<title>Discarica e Coletta, assenza di comunicazione a touch 0</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jan 2020 11:26:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi tutto ciò che avviene accade in nome della comunicazione. E sì, siamo bombardati, circondati, assediati dalla comunicazione digitale. I social network hanno radicalmente mutato le nostre abitudini, abbiamo accorciato ogni distanza di comunicazione, tanto che si può coniare il termine di informazione a touch 0, ma avviene quella vecchia logica che se agisci in...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi tutto ciò che avviene accade in nome della comunicazione. E sì, siamo bombardati, circondati, assediati dalla comunicazione digitale. I social network hanno radicalmente mutato le nostre abitudini, abbiamo accorciato ogni distanza di comunicazione, tanto che si può coniare il termine di informazione a touch 0, ma avviene quella vecchia logica che se agisci in modo superficiale il risultato resta tale. Non c’è Facebook, WhatsApp, email che tenga. Prendiamo ad esempio la riunione pubblica convocata dal sindaco Coletta a Borgo Bainsizza per discutere coi residenti del sospetto che possa riaprire la discarica di via Monfalcone: il primo cittadino ha saputo che la conferenza dei servizi in Regione Lazio in programma il giorno dopo era stata rinviata al 5 febbraio dal giornalista Bernardo Bassoli e non dai suoi uffici. Pessimo. Come se il sindaco della città più importante del Lazio (Roma caput mundi esclusa) non usufruisse di una segreteria o di un ufficio stampa a tempo pieno che lo avvisasse di quello che accade nel mondo esterno mentre lui è impegnato ad affrontare orde di cittadini allarmati. Non solo, Damiano Coletta era scortato dall’élite della sua maggioranza partitica. E, pure qui, nisba. Nessuno l’ha avvisato. Nemmeno loro avranno avuto il tempo di sbirciare il cellulare e informarsi. </p>
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		<title>Latina, profumo di fritto misto e aghi della bilancia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jan 2020 10:01:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Finalmente. Finalmente s’alza il livello del dibattito politico per una città che ormai è diventata tutta una periferia. Forse sarà il profumo della tornata elettorale in programma tra un anno e mezzo, forse sarà il danno e la beffa orditi conto l’allora sindaco Zaccheo da parte di Striscia la notizia (che ne decretò la fine...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente. Finalmente s’alza il livello del dibattito politico per una città che ormai è diventata tutta una periferia. Forse sarà il profumo della tornata elettorale in programma tra un anno e mezzo, forse sarà il danno e la beffa orditi conto l’allora sindaco Zaccheo da parte di Striscia la notizia (che ne decretò la fine politica al pari della caduta verticale della città), forse sarà lo spauracchio della riapertura della discarica di Borgo Montello, forse sarà che ci siamo stancati un po’ tutti dei peana per aver riempito ‘d’acqua bagnata’ la fontana di piazza del Popolo come ci ha abituato il prode consigliere di maggioranza Dario Bellini. Troppi forse per una Latina sempre più avvitata su se stessa (la moria dei negozi del centro sta come “la moria delle vacche come voi ben sapete” di Totò &#038; Peppino). Quello che è certo è che sarà una sfida ancora più ferro ignique: la stragrande maggioranza della città sembra pronta ad abiurare la propria fede verso Lbc, capace nella sua politica cittadina più a escludere che a includere; molti al di là dei consensi di elezioni sovracomunali non sono tentati dal votare il centrodestra dei ‘soliti volti noti’, che paga ancora i benservito a Zac e Di Giorgi, più ha ancora la grande colpa di non aver individuato un nuovo giovane generale; tanti guardano a una Lega ricca di percentuali e ras locali ma il suo destino talvolta sembra troppo legato  al suo guru nazionale (e le elezioni regionali in Emilia Romagna saranno un punto di svolta), anche se in città qualche rogna è emersa per i voti di scambio; altri osservano un Pd che cerca nuove strategie e nuove identità per parlare alle masse come ci insegna il movimento delle Sardine, ma al di là di un dibattito politico di alto spessore (vedi Enrico Forte) di azioni non si avverte manco l’odore. E poi ci sono le variabili impazzite, quelle che ci fanno innamorare della vita: la società civile che è stanca dell’impasse dei partiti (e non della politica: la società civile si occupa della polis, forse a differenza dei partiti, che si fondano troppo sulla partigianeria) e mira a creare un fritto misto con la parte concreta della politica, come ci insegna Terracina, chiamata alle urne in primavera per il dopo Procaccini. Intanto la società ‘civica’ fa (forse civica e non civile, altrimenti daremmo dell’incivile agli altri…), dimostra che sa agire, vedi Annalisa Muzio e la sua associazione Minerva che ha aperto i suoi circoli in provincia, manco fosse la Forza Italia dei tempi dorati. E poi ci sono altre incognite, in primis il M5s grande assente a Latina nella vittoria di Coletta, e un Italia Viva che più scorre il tempo più trasforma il suo leader Matteo Renzi nel conterraneo Lorenzo il Magnifico, cioè nell’ago della bilancia. Ma forse sono più gli aghi che penetrano nel ventre molle di una politica che fatica a rinnovarsi.</p>
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