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	<title>IL PROFUMO DELL&#8217;ULTIMO TANGO &#8211; GianLucaCampagna.eu</title>
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	<description>Attività e libri di Gian Luca Campagna</description>
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	<title>IL PROFUMO DELL&#8217;ULTIMO TANGO &#8211; GianLucaCampagna.eu</title>
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		<title>Ogni scrittore alla ricerca del proprio personaggio seriale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2020 14:22:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IL PROFUMO DELL'ULTIMO TANGO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sapete perché gli scrittori creano un personaggio seriale? Forse per vivere in un altrove letterario. Poi, arriva lui, José Cavalcanti. E sovverte le regole. Ogni scrittore ha un debole. E presto cade nella tentazione di creare un personaggio seriale. Il trucco è presto svelato: vorrebbe tanto assomigliargli, vivere come lui in un altrove, fa compiere...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<h1 style="text-align: left;">Sapete perché gli scrittori creano un personaggio seriale? Forse per vivere in un altrove letterario. Poi, arriva lui, José Cavalcanti. E sovverte le regole.</h1>
</blockquote>
<p><span id="more-1151"></span></p>
<p>Ogni scrittore ha un debole. E presto cade nella tentazione di creare un personaggio seriale. Il trucco è presto svelato: vorrebbe tanto assomigliargli, vivere come lui in un altrove, fa compiere a lui quelle azioni che ha sempre sognato ma che per regole convenzionali lui puntualmente evita, rintanandosi nelle gabbie dell&#8217;omologazione sociale. Poi, esiste lo scrittore che in modo quasi istintivo crea un personaggio seriale, la fa seguendo una linea catartica: e accade che questo qui, quando tra le righe di carta e inchiostro si annoia, lo prega di compiere azioni nella vita reale che odorino di narrazione emozionale, in modo che anche lui possa respirarle. Un Demiurgo che assume le forme di un Giano bifronte. E viceversa.</p>
<p>Sapete chi è José Cavalcanti?</p>
<p>No?!</p>
<p>Inevitabile. Ve lo presento io.</p>
<h2 style="text-align: center;">“L’amore è un usuraio.</h2>
<h2 style="text-align: center;">Un giorno arriva e pretende il tempo indietro.</h2>
<h2 style="text-align: center;">E te lo richiede con gli interessi”.</h2>
<p>José è un investigatore privato, ex calciatore, ex giornalista, ex cuoco, ex fidanzato, che sfanga la vita a Buenos Aires. È di chiare origini italiane e i guai continuano a rincorrerlo sebbene lui crede di starsene tranquillo rintanato nei pochi metri quadrati di <em>El Gallego</em>, che negli orari d’ufficio è un’agenzia investigativa e nelle pause è un ristorante per gourmet. Cholo è il suo assistente, come cuoco e come detective, al pari di Clan &amp; Destino, due dogo mansueti come… due dogo.</p>
<p><iframe title="José Cavalcanti e il profumo dell&#039;ultimo tango" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/4-FWjT_q1kM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Certo, José è un irrisolto come uomo, un sopravvissuto ai drammi della sua Argentina, un reduce della sua vita. Un uomo senza cicatrici bianche. Lui dice sempre che la solitudine c’è quando mancano le prospettive su cui disegnare nuovi obiettivi, è come quando un pittore ha una tela, dei colori e dei pennelli, ma non ha un’idea che sia una, tant’è che José mugugna che</p>
<blockquote>
<h2 style="text-align: center;">“la solitudine è assenza di vita dentro di sé,</h2>
<h2 style="text-align: center;">non assenza di vita attorno a sé”.</h2>
</blockquote>
<p>Nella sua prima avventura viene coinvolto dalla sua ex Teresa, che anni addietro gli ha rubato il cuore lanciandolo dentro un frullatore dimenticandosi di restituirglielo. Oggi, la sua ex fidanzata è una donna disperata, poiché il figlio dodicenne Pablito è scomparso nel nulla, al pari di altri <em>niños</em>, tutti nipoti di militari coinvolti nella dittatura di Videla, che dal 1976 al 1983 creò quel tragico fenomeno dei <em>desaparecidos</em>. Cavalcanti se ne andrà a zonzo per Buenos Aires col suo sidecar Ural a cercare di capire che fine hanno fatto quei bambini… Una storia raccontata nel romanzo <em>Il profumo dell’ultimo tango</em> (Historica, 2017), che ha vinto il premio della giuria al Premio di narrativa Barliario nel 2019 e che la compagnia Palco 19 di Simona Serino sta trasformando in una pièce teatrale.</p>
<p>Nella sua seconda avventura, José Cavalcanti si imbatterà in un caso che lo trascina nel vortice del passato, a cavallo di due dittature, quella della <em>junta militar</em> argentina e quella civico militare e ‘costituzionale’ dell’Uruguay, che nel dicembre 1980 organizzò con la complicità dell&#8217;Italia massonica la farsesca Copa de Oro di calcio, una mini Coppa del Mondo, che lo porterà a contatto con una serie di personaggi picareschi, immaginari e reali. E con una serie di inquietanti interrogativi.</p>
<p>Perché una bella donna scompare nel nulla abbandonando la sua vita dorata?</p>
<p>Perché le scelte di una terrorista senza pietà influenzano la vita di un’agiata famiglia?</p>
<p>Perché raccontare un torneo di calcio potrebbe costare la vita a un giornalista?</p>
<p>José Cavalcanti viene ingaggiato da un ricco allevatore argentino perché la primogenita è scappata dalla sua prigione d’oro senza lasciare traccia. Il detective privato più scalcinato del SudAmerica intuisce che Maria, quarantenne ex moglie di un magistrato, sia fuggita da Cordoba a Montevideo per una follia d’amore. Convinto che l’amore è sinonimo del tempo, risultato della formula spazio diviso velocità, Cavalcanti si chiede chi sia veramente questa borghese viziata che decide di sparire, di rinunciare alla sua vita agiata, di abbandonare i suoi figli e di inseguire una verità che invece tutti vogliono seppellire. O, invece, Maria è la pecora nera di quella famiglia ricchissima, una rivoluzionaria ante-litteram che contro tutti e tutto vuole ripercorrere un destino beffardo?</p>
<p>A quando la seconda avventura di José Cavalcanti?</p>
<p>Tranquilli, prenotate un tavolo a <em>El Gallego</em>, non c’è molto da aspettare.</p>
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		<title>Josè Cavalcanti vola a Bardonecchia in settembre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jul 2019 04:39:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IL PROFUMO DELL'ULTIMO TANGO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è un ossimoro trovare catapultato Josè Cavalcanti sulle Alpi torinesi. Eh no. E già, perchè il nostro detective argentino in un romanzo ancora inedito se la vede proprio a Turin con qualche personaggio reale in carne e ossa. Intanto il 6-7-8- settembre il nostro Josè sarà ospite a Montagne in noir, il festival degli...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è un ossimoro trovare catapultato Josè Cavalcanti sulle Alpi torinesi. Eh no. E già, perchè il nostro detective argentino in un romanzo ancora inedito se la vede proprio a Turin con qualche personaggio reale in carne e ossa. Intanto il 6-7-8- settembre il nostro Josè sarà ospite a Montagne in noir, il festival degli amici di Torinoir giunto alla seconda edizione che si svolge a Bardonecchia, per presentare &#8216;Il profumo dell&#8217;ultimo tango&#8217;. Che dire, Josè Cavalcanti non passa mai di moda. E se ne accorgeranno anche gli amici piemontesi.</p>
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		<title>Mai prendersi troppo sul serio, nemmeno a Ombre Caffeina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2019 13:18:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IL PROFUMO DELL'ULTIMO TANGO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bella presentazione a Viterbo durante il Festival Ombre, inserito nella rassegna di Caffeina. Anche perchè ero in compagnia di Federica Marchetti, che ha moderato l&#8217;incontro, e di due spalle di qualità e sensibilità come Maurizio Blini e Paolo Tagliaferri. L&#8217;intervista video invece è di Alessandro Maurizi, amico prima e scrittore dopo. Non mi sono mai...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Bella presentazione a Viterbo durante il Festival Ombre, inserito nella rassegna di Caffeina. Anche perchè ero in compagnia di Federica Marchetti, che ha moderato l&#8217;incontro, e di due spalle di qualità e sensibilità come Maurizio Blini e Paolo Tagliaferri. L&#8217;intervista video invece è di Alessandro Maurizi, amico prima e scrittore dopo.<br />
Non mi sono mai preso realmente sul serio, mi sono sempre perculato da solo, anche perchè se non ci pensassi io lo farebbero comunque gli altri. Ma non per questo non dico -e scrivo- cose non serie, uso l&#8217;ironia qb (quanto basta, come direbbero gli chef o le massaie di una volta, che so&#8217; pure più brave), a volte sarcastizzo, altre volte affronto tematiche drammatiche. Anche il mio Josè Cavalcanti è così, un duro dal cuore di meringa o una meringa col cuore duro. Lo facciamo per sopravvivere. Soprattutto a noi stessi.<br />
Grazie al Festival Ombre e a Caffeina, e a Mariella Madioni che ha colto l&#8217;attimo di raggiante luminosa intelligenza</p>
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		<title>26 giugno, Josè Cavalcanti a Viterbo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jun 2019 21:02:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IL PROFUMO DELL'ULTIMO TANGO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Brutti ceffi si aggirano per Viterbo. Uno sono io, gli altri non so. So solo che mercoledì 26 giugno all&#8217;interno della rassegna Caffeina, nel palinsesto di Ombre, presenterò il romanzo &#8216;Il profumo dell&#8217;ultimo tango&#8217; (Historica). Con me ci saranno anche Paolo Tagliaferri e Maurizio Blini. Ne vedremo delle belle, assieme a questi due tangheri mica...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Brutti ceffi si aggirano per Viterbo. Uno sono io, gli altri non so. So solo che mercoledì 26 giugno all&#8217;interno della rassegna Caffeina, nel palinsesto di Ombre, presenterò il romanzo &#8216;Il profumo dell&#8217;ultimo tango&#8217; (Historica). Con me ci saranno anche Paolo Tagliaferri e Maurizio Blini. Ne vedremo delle belle, assieme a questi due tangheri mica da poco, rispettivamente avvocato con una passione smodata per il surf e sbirro gianduiotto. Appuntamento in piazza del Gesù nella chiesa di San Silvestro alle 22. Presenta Federica Marchetti. </p>
<p>Alle 21, invece, presenterò insieme ad altri colleghi l&#8217;antologia &#8216;Viterbo in noir&#8217; (Frilli), dove ho partecipato con un mio racconto. Presenta Federica Marchetti.</p>
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		<title>Perchè un romanzo sull&#8217;Argentina, eh? Perchè?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jun 2019 18:55:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IL PROFUMO DELL'ULTIMO TANGO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché l’Argentina? Perché un libro sui desaparecidos? Perché un libro sulle Madres e Abuelas di plaza de Mayo? Perché il perfido rapporto tra dittature e calcio? Perché. Perché. Perché. In tanti tra editor e direttori editoriali mi hanno formulato questa domanda quando proponevo ‘Il profumo dell’ultimo tango’ e snocciolavo trama e personaggi. E, in verità,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Perché l’Argentina? Perché un libro sui desaparecidos? Perché un libro sulle Madres e Abuelas di plaza de Mayo? Perché il perfido rapporto tra dittature e calcio? Perché. Perché. Perché. In tanti tra editor e direttori editoriali mi hanno formulato questa domanda quando proponevo ‘Il profumo dell’ultimo tango’ e snocciolavo trama e personaggi. E, in verità, non è che fossi preparato alla risposta. Mi andava quasi di rispondere in modo impertinente, ‘e perché no?’.</p>
<p>Sembravo uno di quei visionari che girano le fiere editoriali e si trasformano dopo aver divorato al bar un tramezzino formaggio&#038;prosciutto (cotto) in un supereroe postmoderno in perenne posa marinettiana: cioè un piazzista. Uno pronto a prostituirsi intellettualmente pur di persuadere che la sua opera non è dettata dalla presunzione ma dall’emozione. E, soprattutto, è diversa, ha una voce stonata, perché fuori dal coro.</p>
<p>E già, perché? Poi, mi sono interrogato anch’io. Perché per scrivere a volte non è sufficiente avere un’idea, svilupparla e renderla architettura narrativa. E allora capisci che tra comunicare, sensibilizzare, persuadere, sedurre resta una necessità umana quella di fare i conti con se stessi, di chiedere scusa, di andare oltre le giustificazioni di comodo, scardinando le gabbie dell’omologazione. Potrei raccontare di quando bambino intimavo a mio padre di svegliarmi durante le notti estive per seguire le partite dei Mondiali in Argentina. Era il 1978. Avevo 8 anni, ma già consumavo nell’assolata Latina suole per calciare il pallone imprimendovi ogni tipo di direzione e mi fiondavo la sera sul terrazzo a leggere i classici dell’avventura. Lì venni a contatto con quella realtà. Quella argentina. Mio padre mi sussurrava le notizie che trapelavano da quel Paese, con tutti i difetti e i peccati delle nazioni latinoamericane, coi militari che restringevano la libertà a ogni respiro. E mia madre, davanti alla tv, gli andava dietro: ‘guardate quei tifosi, vestono, si muovono e parlano come noi: sono italiani’. E sì, sono italiani. Vero. Ancora oggi. Internet non era ancora vagheggiata da nessun informatico visionario ma ero un divoratore di riviste, fumetti e fanzine che venivano sbrigativamente etichettate come controcultura e sottocultura, anche se poi l’omologazione borghese e cattolica italiana schiacciava le perplessità genuine di un bambino di provincia. In più non sopportavo quei contenitori pomeridiani che la tv di Stato sfornava, mi deprimevano, preferivo il pallone e la lettura.</p>
<p>È a distanza di anni che hai la percezione che quello che in maniera presuntuosa sospettavi si tramuta poi in realtà tragica: le Ford Falcon che ringhiano sull’asfalto, l’arroganza delle patotas, i bambini sottratti alle famiglie, le torture imposte dal governo, i desaparecidos, i girotondi strazianti delle Madres attorno all’Obelisco di plaza de Mayo, i voli della morte… sono diventati nel tempo dei frammenti che si sono accavallati fino a creare un film completo. Tu credi che tutto appartenga al passato, invece no. Perché quando i conflitti sono irrisolti sono sempre attuali, li covi dentro.</p>
<p>Certo, poi nel 2018 si celebreranno con una cifra tonda i quarant’anni di quella farsa che sono stati i Mondiali di calcio in Argentina, quelli in cui è stata celebrata la dittatura militare di Videla e dove il mondo ha avallato i suoi crimini. Lo sport più bello e sociale del mondo strumento di propaganda e di consenso verso le masse. Per lobotomizzare. Inammissibile. La trama de ‘Il profumo dell’ultimo tango’ va anche controcorrente, nei buoni troverete metastasi da carnefici e nei cattivi tracce di bontà (sennò che seguace del noir sarei?), si nutre del Nunca Màs, è un romanzo di rottura che rifugge facili omologazioni e schemi consolidati, perché ho scoperto che forse romanzi d’evasione tout court non sono capace di scriverli. O meglio maturo sempre più la convinzione che un romanzo debba possedere tre elementi fondamentali: fotografare la realtà, documentarla, vivisezionarla, dove il narratore parlerà senza miele sulla lingua; contenere solide tracce d’evasione (con tutte le vite che sono racchiuse nelle sue pagine), per condurre il lettore in un’altra dimensione, in un altrove dove la fusione tra letteratura e realtà si concretizza; infine, il libro deve essere uno strumento di denuncia, di grido, di presa di coscienza, di formazione, che animi il dibattito per affrontare un tema, che formi le coscienze e che migliori le nostre vite. Niente di nuovo, lo so. Ma so’ concetti che vanno ribaditi.</p>
<p>Ah già, perché l’Argentina, allora. Quella stessa domanda mi è stata posta anche a Buenos Aires, nella primavera scorsa, quando ero impegnato nelle battute finali del romanzo, cercando di imprimergli le ultime pennellate con gli odori, i suoni, i colori di quella splendida metropoli che ha accolto la globalizzazione ancor prima che il marketing facesse proprio questo termine. Ero a cena con i miei amici argentini Adriana, Marina e Marcelo, che mi chiesero ‘perché’? E la risposta è stata immediata, istintiva, diretta.</p>
<p>Con questo romanzo provo a chiedere scusa all’Argentina per la mia indifferenza di bambino, prima, e di adolescente dopo. Ecco cosa risposi. Certo, nessuno mi ha mai accusato di nulla. Ma a volte l’indifferenza resta la peggiore delle reazioni umane. E nella testa di adolescente, e fino a oggi, mi è sempre rimbalzata l’odiosa frase del governatore della provincia di Buenos Aires Ibérico Manuel Saint-Jean pronunciata nel maggio del 1977 che sintetizza l’orrore in cui viveva un popolo: ‘Prima elimineremo i sovversivi, poi i loro collaboratori, poi i loro simpatizzanti, successivamente quelli che resteranno indifferenti e infine gli indecisi’.</p>
<p>C’è un’altra risposta a quella domanda? Non lo so se c’è. M’interrogo ancora, anche adesso che il romanzo verrà pubblicato e verrà letto. Non saprei cosa rispondere.</p>
<p>So che, però, io all’Argentina ho chiesto scusa.</p>
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		<title>Electoradio: &#8220;Un intreccio che saprà conquistarvi&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jun 2019 18:50:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IL PROFUMO DELL'ULTIMO TANGO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa la recensione di www.electoradio.com di Bartolo Collo. Il profumo del tango nel thriller di Gian Luca Campagna Francesco Giubilei è sicuramente un editore coraggioso. Coraggioso e controcorrente. Talmente controcorrente che, pur avendo dato vita a due iniziative editoriali di orientamento identitario, si permette il lusso di pubblicare testi che identitari non sono. È il...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa la recensione di www.electoradio.com di Bartolo Collo. </p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="Xw9sh9kCP5"><p><a href="https://www.electoradio.com/mag/accademia-dei-pugni/il-profumo-del-tango-nel-thriller-di-gian-luca-campagna/">Il profumo del tango nel thriller di Gian Luca Campagna</a></p></blockquote>
<p><iframe title="&#8220;Il profumo del tango nel thriller di Gian Luca Campagna&#8221; &#8212; ElecTO Radio" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" style="position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);" src="https://www.electoradio.com/mag/accademia-dei-pugni/il-profumo-del-tango-nel-thriller-di-gian-luca-campagna/embed/#?secret=Xw9sh9kCP5" data-secret="Xw9sh9kCP5" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>Francesco Giubilei è sicuramente un editore coraggioso. Coraggioso e controcorrente. Talmente controcorrente che, pur avendo dato vita a due iniziative editoriali di orientamento identitario, si permette il lusso di pubblicare testi che identitari non sono.<br />
È il caso dell’ottimo romanzo “Il Profumo dell’Ultimo Tango” di Gian Luca Campagna (Historica Edizioni, €18), un thriller uscito lo scorso anno ma ancora facilmente reperibile.</p>
<p>Si tratta di un hardboiled in salsa latina.</p>
<p>La vicenda si svolge infatti a Buenos Aires nel giugno del 2018, esattamente quarant’anni dopo la storica vittoria casalinga ai Mondiali di calcio della nazionale albiceleste ma anche della dittatura militare, delle madri di Plaza de Mayo e dei desaparecidos.</p>
<p>Il protagonista è Josè Cavalcanti, uno scalcagnato investigatore privato a metà strada tra Philip Marlowe e Pepe Carvallo, che viene ingaggiato da una sua vecchia fiamma allo scopo di ritrovare il figlio tredicenne Pablito, scomparso dopo un allenamento di calcio.</p>
<p>Il sospetto che sia stato rapito viene confermato dalla sparizione, con modalità analoghe, di altri tre coetanei.</p>
<p>Nell’indagine Cavalcanti (che più che a un detective assomiglia a un gaucho, a un eroe romantico, che in sella alla sua Ural con sidecar attraversa con disinvoltura le avenidas della capitale argentina come se fossero la pampa sconfinata) viene coadiuvato da due personaggi più scalcagnati di lui: Franco Vernaglione, un procuratore sportivo italiano ormai in disarmo, e Cholo, il braccio destro dell’investigatore che, a pranzo, trasforma l’ufficio in un ristorante per appassionati della buona cucina.</p>
<p>Ma a dargli manforte ci sono altri due personaggi che risulteranno decisivi per la soluzione dell’enigma: Fabrizio Fortini, un ex terrorista nero fuggito da Roma negli anni settanta, e Ramon, uno psicopatico ossessionato da che cosa sia di destra o di sinistra.</p>
<p>La vicenda si svolge in una Baires che ricorda, per certi versi, la Los Angeles di James Ellroy, sulla quale aleggia ancora, anche se sono passati quarant’anni, l’ombra della dittatura del generale Videla.</p>
<p>È il passato che non vuol passare, specie se le ferite che ha inferto sono ancora aperte e brucianti.</p>
<p>E se un messaggio Campagna ci vuole lanciare forse potrebbe essere il seguente: l’anticomunismo, cari amici di destra o presunta tale, non è sempre una cosa buona e giusta; anzi, se va contro il sacrosanto diritto che ogni uomo ha di essere libero, va combattuto con ogni mezzo.</p>
<p>In ogni caso il racconto si dipana in modo fluido e ricco. Peccato che nel testo ci siano numerosi refusi e alcune incongruenze. Per esempio Papa Paolo VI che diventa Pio VI, o Jorge Mario Bergoglio che diventa, per via di una crasi ardita, Francesco Bergoglio. Evidentemente l’autore, o il correttore di bozze, non devono avere una particolare dimestichezza con i pontefici. O come quando il protagonista si infila una sigaretta tra i denti mentre sta sbadigliando: io ci ho provato ma non ci sono proprio riuscito. O ancora alcuni luoghi comuni un po’ troppo insistiti, come l’abitudine di Cavalcanti di “ingoiare le bestemmie”.<br />
Ma non si tratta che di dettagli poco significativi in un intreccio che certamente saprà conquistarvi.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.gianlucacampagna.eu/electoradio-un-romanzo-coraggioso-e-controcorrente/">Electoradio: &#8220;Un intreccio che saprà conquistarvi&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.gianlucacampagna.eu">GianLucaCampagna.eu</a>.</p>
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		<title>Il Fatto Quotidiano: &#8220;Prove di coraggio nel mondo dei libri&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jun 2019 18:55:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IL PROFUMO DELL'ULTIMO TANGO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa la recensione su ilfattoquotidiano.it di Lorenzo Mazzoni. https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/08/gian-luca-campagna-e-francesco-dezio-prove-di-coraggio-nel-mondo-dei-libri/4270879/ Ramon schiuse gli occhi. Erano due punti neri. Sembravano fissare il vuoto. Guillermo si chiese qual era la speranza che lo ancorava alla vita. Si domandò perché Ramon non dicesse quello che sapeva, quello che i militari gli chiedevano con tanta violenza. Singhiozzò. Singhiozzò perché immaginò...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa la recensione su ilfattoquotidiano.it di Lorenzo Mazzoni. </p>
<p>https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/08/gian-luca-campagna-e-francesco-dezio-prove-di-coraggio-nel-mondo-dei-libri/4270879/</p>
<p><em>Ramon schiuse gli occhi. Erano due punti neri. Sembravano fissare il vuoto. Guillermo si chiese qual era la speranza che lo ancorava alla vita. Si domandò perché Ramon non dicesse quello che sapeva, quello che i militari gli chiedevano con tanta violenza. Singhiozzò. Singhiozzò perché immaginò che la tortura fosse capitata a lui, pur di salvarsi avrebbe elencato nomi alla rinfusa, magari salvando qualche amico e indicando vicini di casa antipatici ma innocenti. Sì, se gli avessero applicato gli elettrodi per torturarlo, avrebbe fatto il nome di Faustino, il tecnico della Tv. Quello stronzo non aveva fatto credito al padre quando si era guastata la televisione di casa. Erano rimasti una settimana senza notiziari, film e partite di calcio. Il suo nome sarebbe stato il primo. Accarezzò Ramon. Poi pianse. Pianse perché si scoprì vigliacco.</em><br />
l profumo dell’ultimo tango (Historica Edizioni), terzo romanzo del giornalista latinense Gian Luca Campagna – organizzatore, tra le altre cose, del festival Giallolatino – è un noir atipico nel panorama italiano che oscilla tra i dolorosi ricordi dell’Argentina e un presente che vorrebbe proiettarsi verso il futuro.</p>
<p>Chi tiene legata la linea della Storia è l’investigatore Josè Cavalcanti, personaggio bizzarro e borderline che a tratti ricorda il protagonista di Molto prima del calcio di rigore (Draw Up, 2014), primo romanzo di Campagna, dedicato all’impresa del Latina, a un passo dal sogno della serie A, sfumato all’ultimo.</p>
<p>Anche in quest’ultimo romanzo c’è il calcio, quello dei Mondiali del 1978, quando in Argentina gli oppositori (e non solo) della Junta Militare venivano prelevati a casa nel cuore della notte da oscuri individui, nascosti a bordo di Ford Falcon senza targa e fatti sparire nel nulla. È il dramma dei desaparecidos, una delle vicende più disgustose accadute nel Paese sudamericano nel Novecento.<br />
È da qui che Cavalcanti, nel 2018, inizia la sua indagine. Altre persone scompaiono e l’investigatore – capace di trasformare il suo minuscolo appartamento in un’alcova per buongustai quando è l’ora del pranzo, malinconico ascoltatore di tango notturni e spalla su cui piangere per operai e immigrati di vecchia generazione – si dovrà muovere in una Buenos Aires contemporanea per nulla scontata e ricca di insidie e di profumi nostalgici.<br />
Con uno stile cinematografico che deve molto alla penna di mostri sacri del genere – penso soprattutto a Rolo Díez, José Pablo Feinmann e Manuel Vázquez Montalbán – Il profumo dell’ultimo tango è un romanzo originale, frutto della sincera ricerca sul campo del suo autore. I nodi narrativi si dipanano in modo avvincente attraverso l’utilizzo dei ricordi e dei successivi colpi di scena relegati al presente. Senza dubbio un’opera completa e matura che si distingue da altri tentativi analoghi e che presenta una fresca e sincera dose di umorismo e di rabbia.</p>
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		<title>Ultimissime sport: &#8220;Josè Cavalcanti è il demone socratico di ognuno di noi&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jun 2019 18:35:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IL PROFUMO DELL'ULTIMO TANGO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa la recensione uscita su www.ultimissimesport.it Il profumo dell&#8217;ultimo tango: Campagna racconta l&#8217;Argentina tra calcio, misteri e dittatura Calcio e potere, calcio e coscienze sottomesse, calcio oppio dei popoli. Eccoli alcuni dei temi affrontati magistralmente da Gian Luca Campagna, giornalista e scrittore di Latina, nel suo romanzo ‘Il profumo dell’ultimo tango’ (Historica, 350 pp, euro...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa la recensione uscita su www.ultimissimesport.it</p>
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<p><iframe title="&#8220;Il profumo dell&#8217;ultimo tango: Campagna racconta l&#8217;Argentina tra calcio, misteri e dittatura&#8221; &#8212; Ultimissime Sport" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" style="position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);" src="http://www.ultimissimesport.it/articoli-evidenza/il-profumo-dellultimo-tango-campagna-racconta-largentina-tra-calcio-misteri-e-dittatura/embed/#?secret=J4dgVm8NcO" data-secret="J4dgVm8NcO" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>Calcio e potere, calcio e coscienze sottomesse, calcio oppio dei popoli. Eccoli alcuni dei temi affrontati magistralmente da Gian Luca Campagna, giornalista e scrittore di Latina, nel suo romanzo ‘Il profumo dell’ultimo tango’ (Historica, 350 pp, euro 18). Siamo in Argentina, durante i Mondiali del 1978, quelli chiamati della vergogna, quelli dei desaparecidos, della junta militar, le Madres e le Abuelas de plaza de Mayo. Un tema che oggi è tornato alla ribalta, sia perché siamo a 40 anni tondi da quel Mondiale di Argentina 78 dove tutto l’Occidente si inginocchiò davanti al potere sanguinario della dittatura.</p>
<p>Cosa ti ha spinto a scrivere questo romanzo?</p>
<p>“Il fine è che la memoria è l’antidoto all’indifferenza e all’oblio, ma lo spunto sono stati i mondiali di calcio del 1978, quella gioia contagiosa in realtà nascondeva l’orrore delle torture da parte del governo argentino. Ero un bambino ma mi alzavo di notte per vedere le partite degli azzurri di Bearzot. Poi a distanza di anni hai la percezione che il grande inganno ordito si è tramutato in tragica realtà: le Ford Falcon che ringhiano sull’asfalto, l’arroganza delle patotas, i bambini sottratti alle famiglie, le torture imposte dal governo, i desaparecidos, i girotondi strazianti delle Madres e delle Abuelas attorno all’Obelisco di plaza de Mayo, i voli della morte… sono diventati nel tempo dei frammenti che si sono accavallati fino a creare un film completo. E intanto la gente gioiva per strada cantando le gesta dell’Albiceleste di Menotti. Tu credi che tutto appartenga al passato, invece no. Perché quando i conflitti sono irrisolti sono sempre attuali, li covi dentro. Si muovono dentro finchè, almeno nella fiction, cerchi la pace”.</p>
<p>Nel tuo romanzo siamo a Buenos Aires, durante la farsa dei Mondiali di Argentina 78, poi veniamo catapultati nel 2018: passato e presente si alternano e si accavallano. Se durante la feroce dittatura militare di Videla scomparivano gli oppositori ecco che a distanza di 40 anni a sparire sono i nipoti appena adolescenti degli appartenenti a quel regime.  Il richiamo alla legge del contrappasso è immediata.</p>
<p>“Oggi le Madres e le Abuelas di plaza de Mayo non provano odio ma urlano il Nunca Màs, tese alla ricerca della verità, il sapere che fine hanno fatto i loro figli che 40 anni fa sono desaparecidos in nome di uno Stato che divorava i suoi stessi figli anteponendo Dio, patria e famiglia. A distanza di 40 anni a sparire stavolta sono i figli degli aguzzini, in un lento e tragico capovolgimento dei ruoli tra vittime e carnefici, ma come insegna la vita alla fine nulla è scontato e tutti sono colpevoli e nessuno mai del tutto innocente. Il personaggio principale, il detective Josè Cavalcanti, di chiara origine italiana, è teso alla ricerca ontologica, oggettiva ma anche personale, perché ognuno di noi deve sapere scrutare dentro di sé, come sempre mosso da un demone socratico. E lì le piccole storie ci insegnano che la memoria deve contrastare non solo l’oblio ma anche l’ipocrisia, che va estirpata da una società gretta e superficiale come quella di oggi, che si ferma alle apparenze”.</p>
<p>E il tuo demone socratico da cosa è mosso?</p>
<p>“Uno scrittore non smette mai di placare il suo senso dell’inquietudine, o il suo stato del desiderio se non fosse tormentato o angosciato. Non è detto che per produrre letteratura un artista debba essere agitato, può anche condividere la serenità e la felicità, è da lì che parte la ricerca di un desiderio maggiore, proprio senza dimenticare la sofferenza, perché quella va coltivata dentro di noi con le cicatrici che gettano pus e sangue. La tragedia greca in questo ci insegna moltissimo, produzione che gli autori noir tengono sempre in mente e nel cuore”.</p>
<p>Il pallone e il calcio sono da sfondo alle tue storie. Prima nell’esordio ‘Molto prima del calcio di rigore’ (2014), poi in ‘Finis terrae’ (2016) e nel racconto compreso nel Giallo Mondadori in ‘Giallo di rigore’ (2016) e ora ‘Il profumo dell’ultimo tango’ (dicembre 2017).</p>
<p>“Qualcuno diceva che il calcio è l’ultima rappresentazione sacra dell’oggi. È una visione purtroppo sorpassata, anche se di sacro ha sempre avuto poco, perché la storia del calcio è sempre stata torbida e colma di equivoci. Mussolini e Hitler usarono il calcio e lo sport ben prima dei generali argentini per ottenere consenso, seguiti dalla dittatura dell’Uruguay nel 1980. Se è vero che il calcio fa parte della società per il fascino e coinvolgimento umano che emana è altrettanto vero che esso si nasconde tra le pieghe delle emozioni, e quindi come stato emotivo fluttua tra gli uomini ed è legato al momento che si vive. Non è un caso che al di là del successo, poi tutto si trasforma nell’effimero e le dittature vengono spazzate via. Del calcio preferisco la dicitura di Borges: il gioco ricomincia ogni volta che un bambino prende a calci un pallone. Ecco, quella è l’immagine indelebile dell’immaginario collettivo. Quella di un bambino, l’innocenza, che scalcia un pallone in nome della poesia della vita. Il resto è prosa volgare”.</p>
<p>Tu inserisci sempre il calcio nel genere che prediligi, il noir, anche se poi i tuoi sono romanzi tout court.</p>
<p>“Derek Raymond diceva che il noir ha una grande funzione sociale: si veste da brava massaia per svelare la merda che lo Stato nasconde sotto il tappeto. Poi, contrapporre cavalieri bianchi e cavalieri neri è riduttivo, ci sono metastasi di bontà e di cattiveria in ognuno di noi, credo che da una visione aristotelica ormai siamo passati a una visione hegeliana della vita, dall’antitesti si deve passare a una sintesi, anche se la soluzione finale non sempre ci piacerà. È dura da mandare giù ma a volte anche il buono per ottenere dei risultati deve travestirsi da cattivo, così come senza ipocrisia accettiamo la parabola del figlio prodigo quando il cattivo si redime e si riscatta. Alla fine siamo angeli bianchi dalla faccia sporca, parafrasando qualche coppia del gol del passato. E forse guai se non fosse così”.</p>
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		<title>Barbadillo: &#8220;Un romanzo per chi ama il tango, il calcio e le belle storie&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jun 2019 18:31:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IL PROFUMO DELL'ULTIMO TANGO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa la recensione di www.barbadillo.it di Giorgio Ballario. http://www.barbadillo.it/73100-libri-il-profumo-dellultimo-tango-di-campagna-indagine-tra-milonghe-desaparacidos-e-futbol/ Giugno 1978: sotto gli occhi inconsapevoli di milioni di telespettatori e quelli disinteressati di migliaia di giornalisti, in Argentina si disputa l’undicesima edizione dei campionati mondiali di calcio in un clima di pesante repressione. La giunta di Videla, al potere da due anni dopo un golpe...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa la recensione di www.barbadillo.it di Giorgio Ballario. </p>
<p>http://www.barbadillo.it/73100-libri-il-profumo-dellultimo-tango-di-campagna-indagine-tra-milonghe-desaparacidos-e-futbol/</p>
<p>Giugno 1978: sotto gli occhi inconsapevoli di milioni di telespettatori e quelli disinteressati di migliaia di giornalisti, in Argentina si disputa l’undicesima edizione dei campionati mondiali di calcio in un clima di pesante repressione. La giunta di Videla, al potere da due anni dopo un golpe militare, ha “normalizzato” la caotica situazione politica con uccisioni sommarie, migliaia di carcerazioni degli oppositori e di sparizioni: il tristemente famoso fenomeno dei desaparecidos. Giugno 2018: a quarant’anni dal Mundial a Buenos Aires scompaiono alcuni ragazzini e l’investigatore privato Josè Cavalcanti, incaricato di rintracciare il dodicenne Pablito dalla madre, sua ex fiamma, scopre con raccapriccio che si tratta dei nipoti di ex militari e personaggi comunque compromessi, a suo tempo, con la dittatura. </p>
<p>Ruota intorno a questo paradossale espediente narrativo il romanzo “Il profumo dell’ultimo tango” di Gian Luca Campagna, da poco in libreria per Historica Edizioni. E’ l’azione di un folle? Il gesto criminale di una spregiudicata banda di estorsori? Oppure la vendetta postuma di vittime del regime militare? Campagna – scrittore, giornalista e noto animatore culturale, da anni a Latina cura il festival Giallo Latino – utilizza lo spunto poliziesco per affrontare il tema della storia, della memoria, della vendetta e dell’oblio. L’intero romanzo è sospeso fra il dramma degli eventi di quarant’anni fa e l’ironia surreale dei personaggi contemporanei, protagonisti di questa singolare indagine che si svolge nella Buenos Aires dei giorni nostri, anzi dei prossimi mesi, quando cadrà il quarantennale dei campionati del mondo vinti dalla albiceleste di Cesar Luis Menotti. Una città sviscerata che l’autore dimostra di conoscere a fondo, tratteggiata in modo tutt’altro che turistico e oleografico.</p>
<p>Campagna«Da bambino intimavo a mio padre di svegliarmi durante le notti estive per seguire le partite dei Mondiali in Argentina – racconta Gian Luca Campagna – Era il 1978. Avevo 8 anni, ma già consumavo nell’assolata Latina suole per calciare il pallone imprimendovi ogni tipo di direzione e mi fiondavo la sera sul terrazzo a leggere i classici dell’avventura. Mio padre mi sussurrava le notizie che trapelavano da quel Paese, con tutti i difetti e i peccati delle nazioni latinoamericane, coi militari che restringevano la libertà a ogni respiro. E mia madre, davanti alla tv, gli andava dietro: “Guardate quei tifosi, vestono, si muovono e parlano come noi: sono italiani”. E sì, sono italiani. Vero. Ancora oggi».</p>
<p>L’autore si specchia nel protagonista del romanzo, uno scalcinato detective di origine italiana segnato dalla scomparsa di una sorella maggiore e dal suicidio del padre, incapace di affrontare la realtà. Un personaggio, Josè Cavalcanti, che per certi versi ripercorre taluni luoghi comuni del genere noir e hard-boiled (tabagista incallito, cinico ma romantico, donnaiolo e dalla sbornia facile), eppure sorprende per una certa disinvoltura che se ne infischia dei paraocchi della correttezza politica, specie in un’epoca nella quale anche le figure di carta dei gialli devono forzatamente rientrare in alcune categorie: detective donne, gay, disabili, appartenenti a minoranze etniche e comunque perfettamente in linea con il pensiero mainstream.</p>
<p>Intorno a Cavalcanti si muovono personaggi surreali senza mai diventare grotteschi, nei quali si intuiscono la citazione e l’omaggio ad alcuni autori amati da Campagna, in primis Osvaldo Soriano e Manuel Vazquez Montalbàn. Ecco allora il procuratore sportivo italiano, che da decenni batte i campi di periferia di Buenos Aires alla ricerca di un nuovo  Maradona e di un amore perduto quarant’anni prima; l’aiutante cuoco che nasconde un passato tragico; l’ex terrorista neofascista che per salvarsi dall’estradizione si finge pazzo e da trent’anni vive in manicomio. E ancora femmes fatales carrieriste e affamate di sesso, vecchi torturatori in disarmo, allenatori di calcio pedofili, effeminati gestori di locali notturni e una coppia di enormi cani – dogo argentino, ça va sans dire – che spaventa chiunque.</p>
<p>«Nel libro ho voluto raccontare la farsa dei Mondiali di calcio in Argentina – aggiunge Campagna – nei quali è stata celebrata la dittatura militare di Videla e dove il mondo ha avallato i suoi crimini. Lo sport più bello e sociale del mondo strumento di propaganda e di consenso verso le masse. Ma la trama de “Il profumo dell’ultimo tango” va anche controcorrente: nei buoni troverete metastasi da carnefici e nei cattivi tracce di bontà, sennò che seguace del noir sarei?».<br />
Un romanzo consigliato a chi ama le pagine di Soriano, Bukowski e Vazquez Montalbàn. A chi si commuove con i vecchi tanghi di Piazzolla e Gardel. A chi ricorda con rimpianto le emozioni del calcio che fu, prima che lo trasformassero in una specie di playstation. A chi non si accontenta delle stantie ambientazioni scandinave e anglosassoni, che ormai hanno stufato. Ed è infine consigliato a chi, come l’autore e il sottoscritto, nel 1978 faceva le ore piccole davanti al televisore per guardare il Mundial. Ma anche a chi all’epoca ancora non c’era e oggi vorrebbe sapere e capire cos’è accaduto.</p>
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		<title>Thrillernord: &#8220;Quella sottile linea che divide vittime e carnefici&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jun 2019 18:24:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IL PROFUMO DELL'ULTIMO TANGO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa la recensione del sito www.thrillernord.it di Diego Zandel. https://www.thrillermagazine.it/17184/il-profumo-dell-ultimo-tango Giunto al suo terzo romanzo, Gianluca Campagna, noto agli amanti e ai professionisti del genere anche per essere il creatore di Giallo Latino, una manifestazione che da 9 anni si svolge a Latina, conferma le sue doti di narratore capace di affrontare argomenti scabrosi con...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.gianlucacampagna.eu/thrillernord-quella-sottile-linea-che-divide-vittime-e-carnefici/">Thrillernord: &#8220;Quella sottile linea che divide vittime e carnefici&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.gianlucacampagna.eu">GianLucaCampagna.eu</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa la recensione del sito www.thrillernord.it di Diego Zandel. </p>
<p>https://www.thrillermagazine.it/17184/il-profumo-dell-ultimo-tango</p>
<p>Giunto al suo terzo romanzo, Gianluca Campagna, noto agli amanti e ai professionisti del genere anche per essere il creatore di Giallo Latino, una manifestazione che da 9 anni si svolge a Latina, conferma le sue doti di narratore capace di affrontare argomenti scabrosi con la profondità del giornalista investigativo, affidata al protagonista di turno, e la leggerezza stilistica dell’ironia, ora amara ora divertita, affidata in particolare ai dialoghi su un tessuto narrativo che scorre veloce sull’onda della suspense.</p>
<p>Così è stato per “Molto prima del calcio di rigore” (Draw Up, 2014), che indagava sul mondo del calcio – in questo caso il campionato più magico della squadra di Latina che aveva sfiorato la serie A – con una sagacia stilistica, nel racconto delle partite, degna di Brera; poi con “Finis terrae” (Oltre Edizioni, 2016) un thriller immerso nella “palude” di traffici illeciti (immondizia, calcio, sesso) e morti misteriose della provincia di Latina, tanto vere quanto più l’autore ha dato altro nome alla città; ed ora con “Il profumo dell’ultimo tango”, edito da Historica, un titolo che lascia prefigurare orizzonti più lontani, nello specifico l’Argentina, un mondo che l’autore ama, conosce, frequenta e, pertanto, è in grado di renderlo vivo, pulsante.</p>
<p>Qui ancora il calcio, quello dei mondiali del 1978, in pieno regime Videla, la dittatura dei generali, vinti dall’Argentina forse con qualche forzatura di mano, necessaria alla junta militare per acquistare consenso interno più che internazionale, visto che quest’ultimo lo aveva già perso. Il campionato è importante nell’economia del romanzo perché è la filigrana attraverso la quale l’autore setaccia la brutta storia dei desaparecidos, vista però con gli occhi di oggi, 2018.</p>
<p>Accade infatti che, trascorsi ormai ben 40 anni da quei giorni, il fenomeno dei desaparecidos si ripresenta. E a sparire oggi sono dei ragazzini, uno qua, uno là, per cui è pure difficile al momento intuire che si tratti di un unico progetto, non di sparizioni occasionali. Il destino vuole che ad essere rapito sia pure il figlio di una donna che è stata in passato l’amante di Jose Cavalcanti, un investigatore privato di origini italiane al quale la donna si rivolge per trovarle il figlio. Da qui prende il via un’indagine che percorrerà le vie di Buenos Aires per far emergere un po’ alla volta, tra soste gastronomiche e degustazione di vini, amplessi occasionali e donne generose, tra battute irriverenti e di spicciola filosofia degna del miglior Seneca dagli echi chandleriani, le scottanti verità che stanno dietro ai rapimenti.</p>
<p>Innanzi tutto, al primo collage, un riscontro inquietante: i ragazzini sono tutti nipoti di gente invischiata durante il regime di Videla, piccoli gerarchi del tempo, complici di malefatte, degli sparimenti, dei crimini che hanno interessato soprattutto le madri dei desaparecidos, le madri coraggio, le madri di Plaza de Mayo.<br />
Come non pensare alla vendetta?<br />
Jose Cavalcanti, in sella del suo sidecar Ural, con l’aiuto-chef (da gourmet qual è) Cholo e i cani, dei dogo naturalmente, Clan&#038;Destino, più altri personaggi di contorno che danno cornice e atmosfera a una città, a quel profumo di tango richiamato nel titolo, perverrà alla verità ultima su quei rapimenti che lasciano presagire il ritorno di un’altra stagione d’inferno. Questa volta da parte di vittime che non volevano più essere solo tali, ma a loro volta carnefici.</p>
<p>Le ultime pagine del romanzo hanno un ritmo serrato, ultimo girone dantesco di un romanzo che, a partire dalla prima pagine, e poi nello sviluppo dell’azione assume un’accelerazione che si fa via via sempre più veloce e concentrica per stringersi intorno a una verità che sarà forse diversa da quella che il lettore si aspetta.<br />
Come in ogni thriller che si rispetti.</p>
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