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	<title>MARE NOSTRUM &#8211; GianLucaCampagna.eu</title>
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	<description>Attività e libri di Gian Luca Campagna</description>
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	<title>MARE NOSTRUM &#8211; GianLucaCampagna.eu</title>
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		<title>Giornata mondiale del libro: celebrate il romanzo, scusa ideale per uscire ed evadere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 13:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LAVITACOMEUNROMANZO]]></category>
		<category><![CDATA[MARE NOSTRUM]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi è 23 aprile, Giornata mondiale del libro, vestitevi eleganti, fatevi belli, uscite, andate in libreria e regalatevi un libro per evadere dal confinamento sociale. Giornata mondiale del libro. Approfittiamone per evadere dal confinamento in cui siamo relegati, frizionatevi i capelli, truccatevi, indossate il vostro miglior vestito, fatevi belli, uscite e invece che andare solo...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Oggi è 23 aprile, Giornata mondiale del libro, vestitevi eleganti, fatevi belli, uscite, andate in libreria e regalatevi un libro per evadere dal confinamento sociale.</h1>
<p><span id="more-1109"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Giornata mondiale del libro. Approfittiamone per evadere dal confinamento in cui siamo relegati, frizionatevi i capelli, truccatevi, indossate il vostro miglior vestito, fatevi belli, uscite e invece che andare solo al supermercato per acquistare derrate per la sopravvivenza, <strong>acquistate anche cibo per l’anima e la mente: comprate un bel romanzo.</strong> Anche perché domani dovrete vivere, più determinati di prima, dovrete soprattutto continuare a sognare e a immaginarvi traguardi impossibili da raggiungere per poi invece agguantarli. Leggete, cazzo, così non vi si atrofizza il cervello, gli altri non decideranno per voi e contribuirete a rendere il microcosmo dove vivete migliore in nome di un mondo migliore.</p>
<p style="text-align: justify;">SAN JORDI A BARCELLONA &#8211; Se fossimo a Barcellona avremmo anche celebrato, perché è anche San Jordi, il santo che affrontò il drago e lo sconfisse. <strong>Insomma, il nostro San Giorgio</strong>. E nel tempo in cui il drago è il Covid-19 e il guerriero che combatte la crociata si può equiparare a medici e infermieri il popolo è confinato a casa. Magari a leggere. A Barcellona, come ci insegna la storia di quella città, dove anche l’ordinario si trasforma in straordinario e dove esiste l’idea di osare, il 23 aprile è una giornata in cui si celebra il santo e il libro, dove nelle coloratissime ramblas gli uomini regalano alle donne una rosa rossa e di riflesso loro un buon libro. In nome dell’amore.</p>
<figure id="attachment_1112" aria-describedby="caption-attachment-1112" style="width: 300px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-1112" src="https://www.gianlucacampagna.eu/wp-content/uploads/2020/04/Paolo-Uccello-San-Giorgio-e-il-drago-300x230.jpg" alt="" width="300" height="230" srcset="https://www.gianlucacampagna.eu/wp-content/uploads/2020/04/Paolo-Uccello-San-Giorgio-e-il-drago-300x230.jpg 300w, https://www.gianlucacampagna.eu/wp-content/uploads/2020/04/Paolo-Uccello-San-Giorgio-e-il-drago-1024x784.jpg 1024w, https://www.gianlucacampagna.eu/wp-content/uploads/2020/04/Paolo-Uccello-San-Giorgio-e-il-drago-768x588.jpg 768w, https://www.gianlucacampagna.eu/wp-content/uploads/2020/04/Paolo-Uccello-San-Giorgio-e-il-drago-1536x1175.jpg 1536w, https://www.gianlucacampagna.eu/wp-content/uploads/2020/04/Paolo-Uccello-San-Giorgio-e-il-drago.jpg 1700w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-1112" class="wp-caption-text">San Giorgio uccide il drago, Paolo Uccello</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un libro e una rosa</strong>. Così è conosciuta dai più la festa catalana di <strong>Sant Jordi</strong>, patrono della Catalogna, nonché <em>dia del llibre</em> da molto prima che l’Unesco dichiarasse il 23 aprile <strong>Giornata mondiale del libro e del diritto</strong> d’autore. E la rosa? La rosa non viene solo regalata da qualche libraio intraprendente per l’acquisto di un libro. La rosa è il fiore che secondo la leggenda, che qui in Catalogna nessun bambino può non sapere, nasce dal sangue sgorgato dal corpo senza vita del drago, quando il cavaliere Jordi salvò la bella principessa e con lei il paese di Montblanc, nella provincia di Tarragona. <strong>All’origine dell’usanza di regalare una rosa</strong> potrebbe esserci anche la Fira dels Enamorats, che si teneva a Barcellona nel XV secolo.</p>
<p><strong>https://www.illibraio.it/sant-jordi-festa-libri-rose-526102/</strong></p>
<p>Comunque, ogni città ha il suo San Giorgio e il suo drago, anche perchè pare che l&#8217;origine del duello si svolse a Selem, in Libia, ma questa è un&#8217;altra affascinante storia che racconteremo in un&#8217;altra occasione.</p>
<h2>Prendete cura di voi, andate in libreria. Lo potete fare, fa parte dei vostri diritti, sono attività commerciali aperte, e scegliete tra questi 10 libri.</h2>
<p style="text-align: justify;">CONSIGLI PER GLI ACQUISTI &#8211; Ecco, al tempo del coronavirus, hanno riaperto le librerie nel piano strategico scaglionato dal governo centrale. Allora, approfittiamone, torniamo al contatto umano e coltiviamo rapporti e relazioni, per una volta non acquistate sul web e scegliete la libreria fisica, evadete da casa, ne avete la ghiotta opportunità, fate vostro il concetto di disobbedienza civile e dirigetevi a passo sicuro in un ritrovo unico, <strong>in quella dimensione che ci catapulta in un altrove dove coltivare i sogni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E ora permettete di consigliarvi qualche libro, da reperire a uso e consumo di un’evasione che è diventata fondamentale in un momento di confinamento come questo. Allora, allacciate le cinture, e prendete nota prima di cominciare a viaggiare:</p>
<ul>
<li><strong>Lo straniero &#8211; Albert Camus</strong></li>
<li><strong>Tatuaggio &#8211; Manuel Vazquez Montalbàn</strong></li>
<li><strong>Il vecchio che leggeva romanzi d’amore &#8211; Luis Sepùlveda</strong></li>
<li><strong>Fùtbol &#8211; Osvaldo Soriano</strong></li>
<li><strong>Notti e nebbie &#8211; Carlo Castellaneta</strong></li>
<li><strong>Casino totale &#8211; Jean Claude Izzo</strong></li>
<li><strong>Ascensore per il patibolo &#8211; Noel Calef</strong></li>
<li><strong>Miserie e splendori del mondo del calcio &#8211; Eduardo Galeano</strong></li>
<li><strong>Arrivederci amore ciao &#8211; Massimo Carlotto</strong></li>
<li><strong>L’estate del mirto selvatico &#8211; Gian Luca Campagna</strong> (e vabbè, cazzo, un po’ di promozione personale non guasta).</li>
</ul>
<p>Buona lettura. E buona evasione (prima e dopo aver acquistato il libro).</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="aG8bNiZfd1"><p><a href="https://www.gianlucacampagna.eu/tapenade-il-sapore-della-mediterraneita-tra-cibo-e-narrativa/">Tapenade, il sapore della mediterraneità tra cibo e narrativa</a></p></blockquote>
<p><iframe title="&#8220;Tapenade, il sapore della mediterraneità tra cibo e narrativa&#8221; &#8212; GianLucaCampagna.eu" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" style="position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);" src="https://www.gianlucacampagna.eu/tapenade-il-sapore-della-mediterraneita-tra-cibo-e-narrativa/embed/#?secret=aG8bNiZfd1" data-secret="aG8bNiZfd1" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
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		<title>Tapenade, il sapore della mediterraneità tra cibo e narrativa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 05:23:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[MARE NOSTRUM]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per gustare i sapori del Mediterraneo cominciate con la tapenade, che vi farà scoprire la narrativa di Marsiglia. Preparatevi a un viaggio tra sapori forti, vi porterò ad assaggiare la tapenade a Marsiglia, nel cuore della mediterraneità. Il cibo è cultura. Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei. Ma, aggiungo, anche come mangi potrà...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: left;">Per gustare i sapori del Mediterraneo cominciate con la tapenade, che vi farà scoprire la narrativa di Marsiglia.</h1>
<p><span id="more-1100"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Preparatevi a un viaggio tra sapori forti, vi porterò ad assaggiare la tapenade a Marsiglia, nel cuore della mediterraneità. Il cibo è cultura. Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei. Ma, aggiungo, anche come mangi potrà rivelarti chi sei. E la curiosità di spingerti a scoprire nuove pietanze invece ti svelerà cose che di te, e degli altri, che non sai. E, si sa, <strong>chi ama il cibo ama anche le suggestioni che la narrativa riesce a creare</strong> in questa direzione. Se non fosse così, beh… dovreste cominciare. È come se il consiglio ve lo impartisse un maître mentre vi accingete a scoprire un menù. O meglio, un oste che vi consiglia il piatto caldo del <span style="color: #000000;">giorno. Partiamo per questo viaggio assaggio. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>TAPENADE, COME PREPARARLO &#8211;</strong> Abbiamo poco sulla tavola. <strong>Una manciata di olive (nere), filetti d’acciuga, capperi e olio. </strong>Non specifico il tipo d’olio perché con questi elementi anche un obeso in astinenza da pasti luculliani intuirebbe che si respirano atmosfere mediterranee. E infatti siamo nel <em>Midi</em> della Francia, nel Meridione, per la precisione in Provenza, ma abbandonate quei celestiali panorami a sfondo di lavanda e dirigetevi verso il declivio che s&#8217;affaccia sul Mediterraneo, perchè il porto di Marsiglia qui è un ventre e un seno materni, vi accoglie e vi vizia con la sua gastronomia fatta di incontri e di incroci. I più smaliziati avranno capito che stiamo per preparare una tapenade, da non confondere con altri paté, <em>merci.</em></p>
<h2>La preparazione è facile, vi esploderanno nel palato i sapori e gli aromi di una regione che esprime una fierezza romantica e dura, raccontata in una Marsiglia simbolo del Mediterraneo.</h2>
<p style="text-align: justify;">Allora, i quantitativi:</p>
<ul>
<li>150 grammi di olive</li>
<li>70 gr. di acciughe</li>
<li>2 cucchiai di capperi (senza sale)</li>
<li>1 bicchiere di olio d&#8217;oliva</li>
<li>succo di un limone e prezzemolo (per maggiore freschezza)</li>
<li>aglio (per sapore più deciso)</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Si sminuzzano tutti gli ingredienti e si pestano, poi s’uniscono all’olio extravergine d’oliva, che formerà una morbida pasta. Se volete renderla più cremosa, beh, non abbiate timore: frullatela. Per renderla ancora più profumata e vicina al sentire mediterraneo si può grattugiare della buccia di limone (#José Cavalcanti ve lo consiglia), tagliuzzare aglio e prezzemolo, più aggiungete pizzichi di pepe.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IL MEDITERRANEO IN BOCCA &#8211;</strong> <strong>La tapenade, secondo tradizione, si gusta con pane bruscato</strong> ma può arricchire i primi piatti, come la pasta o il riso. È vero, è un condimento o, se frullata per bene e amalgamata, un bel pesto. L’origine del nome deriva dal provenzale tapenas, ovvero capperi.</p>
<blockquote>
<h2 style="text-align: center;"><em>&#8220;L&#8217;impressione di tornare alla vita. La vera vita. Dove la felicità è un insieme di piccoli fatti insignificanti. Un raggio di sole, un sorriso, la biancheria stesa a una finestra, un bambino che gioca a calcio con una scatola di conserva, un&#8217;aria di Vincent Scotto, un leggero colpo di vento sotto la gonna di una donna&#8221;.</em></h2>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Inutile dirvelo, avrete in bocca il sapore del Mediterraneo. Ecco, <strong>ora partite da qui e provate a immergervi nelle atmosfere narrative di Jean Claude Izzo </strong>(la citazione è un passo di <em>Casino totale</em>, della trilogia con protagonista Fabio Montale), <strong>Mayle Peter, Gilles Del Pappas </strong>e<strong> Philippe Carrese</strong> (e tanti altri, tra cui la nostra <strong>Stefania Nardini</strong>) che hanno usato come sfondo Marsiglia per raccontare storie intrise di tapenade (ma anche di altre pietanze, dall’aioli alla bouillabaisse). Ma questi sono discorsi che riprenderemo più in là. Scusate, ma ho il pane sul fuoco e la tapenade mi aspetta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="0Ha26Wtx0L"><p><a href="https://www.gianlucacampagna.eu/i-consigli-della-nonna-piu-credibili-delle-previsioni-dei-virologistar/">I consigli della nonna più credibili delle previsioni dei virologistar</a></p></blockquote>
<p><iframe title="&#8220;I consigli della nonna più credibili delle previsioni dei virologistar&#8221; &#8212; GianLucaCampagna.eu" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" style="position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);" src="https://www.gianlucacampagna.eu/i-consigli-della-nonna-piu-credibili-delle-previsioni-dei-virologistar/embed/#?secret=0Ha26Wtx0L" data-secret="0Ha26Wtx0L" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.gianlucacampagna.eu/tapenade-il-sapore-della-mediterraneita-tra-cibo-e-narrativa/">Tapenade, il sapore della mediterraneità tra cibo e narrativa</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.gianlucacampagna.eu">GianLucaCampagna.eu</a>.</p>
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		<title>Saluti militari, reazioni e quella Supercoppa italiana in Arabia Saudita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2019 15:18:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[MARE NOSTRUM]]></category>
		<category><![CDATA[PALLONI GONFIATI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I calciatori turchi fanno il saluto militare per appoggiare l’intervento armato di Erdogan e scattano le reazioni. Anche quelle del ministro dello sport Spadafora, che può dimostrare coraggio per la gara di Supercoppa italiana in Arabia Saudita in programma a dicembre. Così i calciatori turchi salutano e festeggiano col gesto militare a favore delle incursioni...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I calciatori turchi fanno il saluto militare per appoggiare l’intervento armato di Erdogan e scattano le reazioni. Anche quelle del ministro dello sport Spadafora, che può dimostrare coraggio per la gara di Supercoppa italiana in Arabia Saudita in programma a dicembre.</p>
<p>Così i calciatori turchi salutano e festeggiano col gesto militare a favore delle incursioni belliche in Siria contro i curdi. Era successo già ad Ankara durante Turchia-Albania, è successo nel cuore europeo di Saint-Denis durante Francia-Turchia, entrambe gare valevoli per qualificarsi ai campionati europei.</p>
<p>GOL, BACI E SALUTI MILITARI &#8211; Alla rete del pari e a fine match tutta la squadra è andata a salutare la sua tifoseria scattando sull’attenti, chiaro sostegno al suo presidente Erdogan per l’attacco sferrato ai curdi in Siria. Sticazzi se l’intervento militare prevede morti, avranno pensato (!?). I calciatori, da sempre straordinario veicolo per le lotte sociali (ma anche per l’appoggio alle dittature), anche stavolta non si sono tirati indietro, ma l’obiettivo resta discutibile: “sono turco e appoggio il mio Paese” s’è difeso Calhanoglu, turco del Milan, “felice colui che è turco” ha ribadito Demiral, turco della Juventus, riprendendo una frase di Ataturk. Certo, se questi calciatori appaiono fantasiosi in campo, sono altrettanto stereotipati fuori dal rettangolo di gioco, ventriloquando come marionette.</p>
<p>SPADAFORA SGUAINA LA VOCE &#8211; Ma veniamo anche alle reazioni in casa nostra. Prendiamo quella del ministro competente per settore. Ma forse il ministro dello sport Vincenzo Spadafora è digiuno di avvenimenti sportivi. Perché se è vero che ha sollevato obiezioni sull’opportunità di far disputare la finale di Champions League a Istanbul il 30 maggio, andrebbe ricordato che la Lega italiana ha da tempo deciso di giocare la finale di SuperCoppa in Arabia Saudita, bissando quella di gennaio 2019. A Riad e dintorni non è che i diritti umani vengano difesi dallo Stato, caso del giornalista Kashoggi docet. Si ricorderà che a gennaio 2019 c’è stata la finale tra Juventus e Milan a Gedda, primo match a cui hanno potuto assistere le donne arabe seppure solo in determinati settori e solo se accompagnate. C’è da contestare che la partita è inclusa nel nostro torneo e nella nostra lega seppure giocata in terra straniera e quindi ricadente sotto le norme della Figc ma dietro i petrodollari non c’è stato verso: le donne sono state discriminate un po’ come accadeva tanti anni fa quando nei paesi cosiddetti civilizzati i bianchi andavano nelle toilette e i neri nei cessi. Ora la finale tra Juventus e Lazio si giocherà sempre in Arabia Saudita a dicembre 2019 o a gennaio 2020. Sempre con le discriminazioni dei diritti umani in atto. Ministro, può intervenire su una partita della Lega italiana seppure giocata all’estero?</p>
<p>LO SPETTRO DEL SULTANO ERDOGAN &#8211; C’è uno spettro che si aggira per l’Europa. E attecchisce laddove c’è povertà e ignoranza, elementi dove è facile coltivare l’odio e inasprire le differenze tra ceti, etnie, popoli. Non è difficile approvare questa strategia in quelle aree che sono naturalmente terre di confine, dove i disperati spingono per arrivare a vivere in una dimensione dignitosa. Il Mediterraneo da anni è attraversato da tensioni, finché qualcuno manovra lo scettro dell’intolleranza (leggi, fini economici, come sempre ci insegna la storia) e scatena offensive belligeranti contro altri. È il caso recente del presidente turco Erdogan, che ha scatenato l’offensiva contro i curdi siriani per creare uno stato cuscinetto proprio in Siria dove collocare i profughi siriani rifugiati ora in Turchia. Insomma, un progetto immobiliare che alloca in un territorio straniero (tale è la Siria) i profughi maltollerati dai turchi randellando un nemico storico, cioè i curdi (ma tempo fa lo erano anche gli armeni). L’Europa prova a ribellarsi? Manco per niente. Pena, Erdogan rovescerebbe 4 milioni di profughi siriani in Europa, proprio mentre Trump s’è vestito da Ponzio Pilato. Quindi, facile prevedere l’aiuto economico della Ue per la Turchia (stato Nato), baluardo contro le spinte per profughi di ogni tipo.</p>
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		<title>Due anni senza Daphne, dalla verità alle lacune di Saviano</title>
		<link>https://www.gianlucacampagna.eu/due-anni-senza-daphne-dalla-verita-alle-lacune-di-saviano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Oct 2019 20:59:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[MARE NOSTRUM]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono due anni che Daphne Caruana Galizia è stata ammazzata. Era il 16 ottobre 2017. Tre uomini, accusati di essere stati gli esecutori, oggi sono in galera, ma non si sa nulla dei suoi mandanti. Daphne era maltese, è maltese, perché resta viva, resta vivo il suo impegno, la sua voglia di lottare e vivere...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono due anni che Daphne Caruana Galizia è stata ammazzata. Era il 16 ottobre 2017. Tre uomini, accusati di essere stati gli esecutori, oggi sono in galera, ma non si sa nulla dei suoi mandanti. Daphne era maltese, è maltese, perché resta viva, resta vivo il suo impegno, la sua voglia di lottare e vivere per un mondo migliore. Daphne fu fatta saltare in aria a Bidnija, a uno sputo da La Valletta. Il motivo? Da ricercare nelle sue indagini di blogger, avendo gettato ombre e sospetti sull’operato del governo Muscat, quel governo, quello maltese, che vieta e impedisce alle navi cariche di disperati affamati di vita e futuro di attraccare nei suoi porti ma che accoglie con il red carpet chiunque possa permettersi un passaporto al costo di 1 milione di euro, inquinando di fatto l’economia dell’Europa. E sì, perché la verità è che le inchieste di Daphne procedevano nella direzione delle finanze nere che magnati non europei riversavano (riversano) sui conti di istituti domiciliati a Malta. E sì, signori, Malta è Europa, Malta è UE, ma scansa gli aiuti umanitari sebbene in una delle sue piazze principali, piazza Castiglia a La Valletta, svetta in modo ipocrita il monumento dedicato agli immigrati, detto ‘il nodo’. E Malta è il black hole dove il caos viene riversato, un cancro che dalla periferia getta metastasi fino ad arrivare al cuore di Bruxelles e Strasburgo. Credete che le denunce ‘farneticanti’ dei giornalisti tolgano il sonno a chi in Europa fa affari con chi acquista passaporti europei? Certo che no, la conoscete la risposta. A Daphne le avevano tolto ogni forza economica aggredendole i risparmi, ma capendo che la dignità non è mai in vendita allora è stato deciso di tacciarla in modo brutale. C’è un libro inchiesta amaro, tosto, bello, scritto dal giornalista Carlo Bonini, sì, uno degli inviati di punta de la Repubblica e che in coppia con Giancarlo De Cataldo ha firmato dei godibili romanzi noir, quel libro inchiesta si intitola ‘L’isola assassina’ ed è un testo che ha anticipato quello sponsorizzato e curato da Roberto Saviano ‘Dì la verità anche se la tua voce trema’. Nell’intervento recente a ‘Che tempo che fa’ l’autore campano mi ha lasciato perplesso su una definizione. Ha accusato il governo maltese di facilitare l’accesso di capitali sporchi in Europa, dando la lettura che sull’isola la pressione fiscale è pari al 5%, quindi è una rotta prescelta da chi non vuole pagare le tasse al 60% come in Italia. Caro Saviano, tutto giusto, tutti bei discorsi quelli riferiti a Daphne, ma uno Stato che fa pagare il 60% di tasse è lui l’assassino del suo popolo. Non c’avevi pensato?</p>
<p>Ancora, su la Repubblica appare sempre un pezzo di Saviano. Discriminando che questo libro è per le donne, quando in realtà i libri, soprattutto quelli scritti da donne, sono invece per gli uomini. Perché i libri, questi libri, sono per tutti, senza distinguo di genere, religione, anagrafica, orientamento sessuale, solo così si può sconfiggere un paradossale conflitto tra sessi, stantio e anacronistico, dove il coraggio dev’essere esempio per tutti. Certo, Saviano scrive bellissime cose su Daphne, che era votata alla ricerca ontologica, aveva votato la sua vita alla ricerca della verità. Bello, anche i romanzi, non solo la cronaca, devono possedere come fine la ricerca della verità, sennò sono vanesia ricerca dell’autoreferenziale. E Daphne in vita è stata straordinariamente coraggiosa in questo, anche perché pochi sanno che la giornalista maltese riusciva a sfangare questa vita con articoli su botanica e giardinaggio, da qui ricavava quella linfa ed energia necessarie per continuare le sue indagini. Che smacco per chi fa giornalismo investigativo, eh. La passione per il pollice verde che finanzia la ricerca della verità che vola sopra le nostre povere teste ingenue da idealisti. Una domanda che dovrebbe porsi tutta la categoria dei giornalisti, in particolar modo chi li finanzia i giornali, ma poi qui si fermano le nostre risposte in un gioco d’ipocrisia d’altura che farebbe affondare quel minimo di certezze che ancora crediamo di possedere. Ma proviamoci a non far sentire solitaria la guerra di Daphne. La verità ci chiama. Come la giustizia, quella che attende ancora Daphne.</p>
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		<title>Bardonecchia in noir. Globalcrime: le nuove mafie tra cronaca e fiction</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Sep 2019 10:11:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A Bardonecchia fanno sul serio. Nella prima giornata del festival Montagne in noir si parlerà di come la globalizzazione va di moda anche nel crimine. L&#8217;appuntamento è per venerdì 6 settembre alle 18 al Palazzo delle Feste di Bardonecchia, l&#8217;apertura è con la tavola rotonda &#8220;Globalcrime: le nuove mafie tra cronaca e fiction&#8220;. Condurrà il...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A Bardonecchia fanno sul serio. Nella prima giornata del festival Montagne in noir si parlerà di come la globalizzazione va di moda anche nel crimine. L&#8217;appuntamento è per venerdì 6 settembre alle 18 al Palazzo delle Feste di Bardonecchia, l&#8217;apertura è con la tavola rotonda &#8220;<strong>Globalcrime: le nuove mafie tra cronaca e fiction</strong>&#8220;. Condurrà il giornalista Mediaset Beppe Gandolfo, con interventi miei e del collega giornalista Giuseppe Legato e dello scrittore Andrea Cotti più l&#8217;intervento del magistrato Paolo Borgna. Ve l&#8217;anticipo: la globalizzazione è passata per l&#8217;economia criminale prima ancora che ci accorgessimo che il mondo viveva sotto lo stesso tetto a portata di un click con la rivoluzione digitale, basti ricordare gli escamotage dei narcos colombiani, fantasiosi più di un creativo di un&#8217;agenzia di marketing milanese. Il mio intervento verterà sulle organizzazioni criminali laziali, data l&#8217;amplificazione dei clan di etnia rom che spadroneggiano (o hanno spadroneggiato) su Roma, Latina, Frosinone e parte degli Abruzzi, citando anche che talvolta l&#8217;associazione a delinquere abbraccia anche i cosiddetti colletti bianchi che spesso dimenticano il loro ruolo istituzionale e si sporcano l&#8217;intera camicia.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-488" src="https://www.gianlucacampagna.eu/wp-content/uploads/2019/09/bardonecchia-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" srcset="https://www.gianlucacampagna.eu/wp-content/uploads/2019/09/bardonecchia-300x188.jpg 300w, https://www.gianlucacampagna.eu/wp-content/uploads/2019/09/bardonecchia.jpg 720w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Ancora: quanto sia influenzabile oggi il pubblico rispetto alle fiction (televisive, cinematografiche, editoriali), quanto l&#8217;eterna lotta tra Bene e Male sia quanto mai attuale in nome di chissà quale mission che nelle società si vorrebbe raggiungere, dove un termometro può essere rappresentato anche dai moderni cantastorie, dai (t)rapper che hanno sempre cantato il loro rapporto conflittuale con le società, seppure poi i modelli occidentali da raggiungere parlavano di bolidi, pupe, gioielli dal gusto discutibile (mentre ad esempio i caraibici si accontentavano spesso dell&#8217;amore di una bella gnocca -questo sì- e di una calda giornata di sole). Ancora, altro giro altro intervento: nei concorsi letterari, e qui sbattiamo sul mio festival giallolatino, quanti meno testi arrivano in concorso che non parlino della grande criminalità; qui però c&#8217;è da dire che il filone giallonoir italiano abbraccia le grandi fascinazioni della diversità del campanile provinciale, oltre al fatto che l&#8217;immagine animata (serie e film) tratta invece delle grandi organizzazioni. Finale mediterraneo: i traffici di esseri umani tirano di più di quelli degli stupefacenti, lo dicono i numeri, e in questo contesto come si inseriscono le Ong. Risposta difficilissima. Ancora giallonoir dal clima mediterraneo: come si vive e come si deve considerare uno Stato che vende le nazionalità, facilita il riciclo di denaro considerato lercio, intrattiene rapporti con gruppi criminali? E non parliamo di Stati alla periferia del mondo, ma di Paesi che sono dentro la Ue o sono sulla sua soglia, in attesa di entrarci. Non è che ha ragione la banda anarchica capeggiata dal Professore che svuota le casse di Spagna in nome di una giustizia anarchica fai da te dal forte odore populista?</p>
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		<title>Il Mediterraneo tra passato, presente ma soprattutto futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Aug 2019 10:17:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Mediterraneo è il passato, il presente ma, soprattutto, il futuro del mondo. Ed è fusione di spirito e sentimento e ragione, crocevia che sintetizza nell&#8217;accorpare quello che gli appartiene e quello che riceve. Un esempio? Immaginate le nostre coste senza aranci&#8230; impossibile, no? Leggete questo articolo di Antonio Cecere, professore di filosofia all&#8217;università di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Mediterraneo è il passato, il presente ma, soprattutto, il futuro del mondo. Ed è fusione di spirito e sentimento e ragione, crocevia che sintetizza nell&#8217;accorpare quello che gli appartiene e quello che riceve. Un esempio? Immaginate le nostre coste senza aranci&#8230; impossibile, no? Leggete questo articolo di Antonio Cecere, professore di filosofia all&#8217;università di Tor Vergata.</p>
<p class="has-drop-cap">&#8220;La frattura tra individuo e comunità, il risveglio dei nazionalismi, il fondamentalismo religioso che segnano così profondamente il nostro tempo sono, a nostro avviso, il risultato dell’esacerbamento secolare di divisioni e differenziazioni&#8221;. <strong>Antonio Cecere, anima di Filosofia in Movimento, gruppo di studiosi, maturi e più giovani, in prevalenza accademici ma anche liberamente attivi, che, nel segno centrale e riassuntivo di “Filosofia”, </strong>compiono opera di ricerca in alcune delle sue molteplici e varie specificazioni, soprattutto riguardo all’ambito antropologico e storico-sociale, assecondandone il trapasso dall’una alle altre, seguendone le aperte configurazioni, evoluzioni e costanti trasformazioni (“in movimento”, appunto)<strong>. </strong>Nell’introduzione al saggio <em>Lumi sul Mediterraneo</em> una serie di riflessioni attorno al pensiero del filosofo tunisino <strong>Fathi Triki</strong>, sul fatto che oggi non si ammette, anzi si teme, la differenza, lo scarto e la diversità. La sfida di Cecere, insieme a Mario Reale, Bruno Montanari, Paolo Quintili, Gianfranco Macrì e Domenico Bilotti, è quella di riaffermare il Mediterraneo come paradigma genealogico di una possibilità del vivere-insieme.</p>
<p>&#8220;Tanto storicamente quanto geograficamente, infatti, il Mediterraneo nasce come uno spazio comune, un “crocevia antichissimo” in cui “da millenni tutto confluisce, complicandone e arricchendone la storia”. Anche quello che oggi chiamiamo orgogliosamente “paesaggio mediterraneo” si è costituito nel tempo grazie ai continui scambi tra popolazioni e culture lontane: dell’infinita varietà di piante che potremmo credere autoctone, solo l’ulivo, la vite e il grano lo sono, mentre arance, limoni e mandarini provengono dall’Estremo Oriente, aloe e fichi d’india dall’America, i cipressi dall’antica Persia. Nonostante ciò, questi elementi sono diventati parte integrante del nostro territorio: “Una riviera senza aranci, una Toscana senza cipressi, il cesto di un ambulante senza peperoncini […] che cosa può esservi di più inconcepibile, oggi, per noi?”. In questo senso, il Mediterraneo è “un sistema in cui tutto si fonde e si ricompone in un’unità originale”, in cui il non-autoctono viene assorbito e poi riconosciuto, con tempi più o meno lunghi, come proprio&#8221; riporta Cecere.</p>
<p>ll Mediterraneo diventa così una nuova socialità pre-politca e pre-giuridica, cioè non organizzato in un nessun potere, ma costituito in relazioni, in scambi. Uno stare assieme che si autocostituisce per dirla altrimenti. Uno spazio comune fatto in lingue diverse, con documenti diversi, eppure questo non ha frenato la voglia di tradurre e confrontarsi, adattando alla propria cultura contributi di altre culture, una rete di sapere condiviso per necessità contabili, preghiere, regole del vivere comune. La Cultura si trasforma, si adatta ai costumi di un popolo e si trasmette. Lo Spirito non ha geografie, non ha confini, ognuno lo racconta come può ma lui è “l’origine della coscienza collettiva stratificata” che non si fissa in una cultura sola perché una cultura lo può al massimo ‘esprimere’, ‘rappresentare’, non certo ‘determinare’ una volta per tutte. Una visione che abbiamo perso, anche nella nostra esegesi del reale, perché difficilmente noi ammettiamo le culture come differenti espressioni di un unico Spirito, ma intendiamo una cultura, in genere la nostra, come l’unica depositaria di saggezza e bellezza e, quando va bene, ‘tolleriamo’ che altre culture possano esistere.</p>
<p><a href="https://iniziativarepubblicana.news/2019/08/30/il-mediterraneo-come-spazio-originario-di-convivenza/">Il Mediterraneo come spazio originario di&nbsp;convivenza</a></p>
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		<title>Il noir è mediterraneo anche a Buenos Aires</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jun 2019 23:30:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il noir mediterraneo non è un genere ma uno stile letterario. Plasmato da una percezione, da un senso d’appartenenza, per intenderla alla Massimo Carlotto. Ha in sé il senso dell’inquietudine del noir, ma ha l’anima della mediterraneità, che non è circoscritta in un luogo ma –soprattutto nel tempo della globalizzazione- rimbalza in ogni luogo che...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il noir mediterraneo non è un genere ma uno stile letterario. Plasmato da una percezione, da un senso d’appartenenza, per intenderla alla Massimo Carlotto. Ha in sé il senso dell’inquietudine del noir, ma ha l’anima della mediterraneità, che non è circoscritta in un luogo ma –soprattutto nel tempo della globalizzazione- rimbalza in ogni luogo che la evoca: il cambio di angolazione del crimine, vittime e carnefici che si scambiano di ruolo, gli innocenti che non esistono, i cavalieri bianchi che sono macchiati di nero, il sesso passionale, e poi il vento, il mare, il sole, gli odori della cucina. Aglio, menta e basilico cantava l’aedo Jean Claude Izzo, ma consentitemelo c’è da aggiungere olio (d’oliva, naturalmente, con il burro è vietato cucinare). Che significa questo? Che se Fabio Montale avesse mangiato una bouillabaisse rivisitata sotto il sole di Buenos Aires o sotto gli aliti freddi di Oslo, credo che il lettore avrebbe trovato familiare l’osteria scalcinata della Boca o il locale alla moda di Puerto Madero.<br />
E sì, perché il noir mediterraneo quanto è mediterraneo a Buenos Aires? Quanto lo è in un Paese che è cresciuto sensibilmente con i figli dei conquistadores e con la massiccia ondata degli immigrati tanos? E quanto lo è quando in cucina le influenze delle tapas e dei ristoranti sono palesi? Certo, qui il consumo di carne rossa è ancora forte, resta il marchio di fabbrica quando ti siedi a tavola, ma questo modus cibandi appartiene allo spirito donchisciottesco di chi cavalca. Il vino, poi, è immancabile (rosso o bianco si casca bene. Nella zona nord di Mendoza ci sono filari mica male). Lo stesso vate Manolo Montalbàn scriveva che il ‘cibo è cultura’. Insomma, sembra di stare seduto tra i carruggi genovesi, le mura pugliesi e gli scogli campani, tacendo di scorci andalusi o piazze marsigliesi o viuzze maghrebine. L’aria che si respira è pure quella. Afosa. Non sempre per merito dello Zonda, il vento che soffia secco e polveroso.<br />
Ho vissuto quasi venti giorni a Buenos Aires. E il contatto con gli scrittori di novela negra è stato morbido. La durezza dei contenuti si scontra con la gentile accoglienza della gente, palesemente mediterranea. Lì il noir ha l’etichetta di rioplatense, dal nome dell’estuario che divide Argentina e Uruguay e che poi sfocia nell’Oceano Atlantico. Differenze con l’aria mediterranea? Beh. L’avrete capito che non è che ce ne siano molte. Anzi. Se di diritto la costa siriana, libanese, turca e marocchina appartengono alla mediterraneità, mi chiedo perché la costa degli hermanos argentinos non possa essere unita a quella nostra con un ponte di collegamento non solo spirituale.<br />
Allora, pongo di nuovo la domanda. Che cos’è il noir mediterraneo? Quelle storie di inquietudine criminale che abbracciano i luoghi e le emozioni delle genti dove s’è sviluppata la culla della civiltà o quei luoghi dove –ma senza scomodare la moderna globalizzazione- il filo dell’eterna sfida tra Bene e Male, tra Eros e Tanatos –contaminandosi- vive anche a chilometri di distanza ma con uguali uomini, emozioni, storie e cibi?</p>
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		<title>Il racconto. Amore e morte a Casablanca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jun 2019 23:36:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tanto valeva smarrirsi nelle vie labirintiche della medina, distrarsi in qualche locale e approcciare con qualche mercante mostrando con aria distratta la foto di Dounia. Si fissò su una vetrina di un locale di tappeti, sorrise a se stesso: biondo, occhi verdi, carnagione chiara, aria da uomo che non ama le sorprese. Come poteva procedere...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tanto valeva smarrirsi nelle vie labirintiche della medina, distrarsi in qualche locale e approcciare con qualche mercante mostrando con aria distratta la foto di Dounia. Si fissò su una vetrina di un locale di tappeti, sorrise a se stesso: biondo, occhi verdi, carnagione chiara, aria da uomo che non ama le sorprese. Come poteva procedere con domande sulla giovane marocchina senza destare sospetti restava un mistero. Forse in un momento di difficoltà come quello l’ideale sarebbe stato essere sinceri, ripassò mentalmente il suo pessimo francese scolastico e cominciò a creare un’architettura narrativa che vedeva i due giovani innamorati divisi dall’avversione del ministro. Gli sembrava una buona idea e con il fattore fortuna avrebbe anche potuto ottenere informazioni maggiori di tutte le ipotesi che ogni dieci minuti il petulante Peter gli inviava tramite sms.<br />
Sì, esatto, lui era il fratello di Peter. Okay, la vedi che splendore questa ragazza? Sì, questa qui della foto. È innamorato pazzo di lei. E vogliono sposarsi, ma il padre di lui, cioè nostro padre, è contrario al matrimonio. E lei è fuggita, impaurita. Io sono arrivato qui, spinto da mio fratello, per riportarla a casa per coronare quel sogno d’amore infranto. È importante che io abbia qualche notizia, capisci?<br />
Era stato due ore a sorridere, cercare sguardi pietosi, elemosinare tracce. Olsen era sfinito e non aveva cavato una sola notizia utile alla sua ricerca. Del resto era come cercare un ago gettato nel Mediterraneo durante le guerre puniche, questo aveva ribadito al ministro mentre però arraffava l’assegno con tanti zeri. Quel labirinto di viuzze poi nella medina gli aveva creato ulteriore confusione tra gli odori di borse di cuoio e l’aroma dei sacchi di spezie, amplificati dalle inondate di incenso, sbuffò e decise di fumarci su. Intercettò un Garibaldi dalla giubba ma una gomitata lo spinse quasi contro un muro. Fu investito da una zaffata intensa di mirra e vaniglia. Si rabbuiò ma il sorriso di una giovane seminascosta in un chador che accennò delle scuse lo calmò.<br />
S’appoggiò a una parete e soffiò fumo e frustrazione. Seguì con lo sguardo l’ancheggiare frenetico della giovane che veniva inghiottita in un portone. Decise di seguirla. Chiamatelo intuito del segugio stanco o sesto senso dell’investigatore avvilito in trasferta oppure, se volete, imprecò dentro di sé Olsen, una disperata parabola ellittica appartenente al pensiero laterale.<br />
S’intrufolò in un cortile con quattro palme a ombreggiare gli angoli: un gruppo di ragazzini prendeva a calci un pallone, due anziane sedute su una panchina sonnecchiavano, tre gatti si contendevano un brandello di un bocadillo, buttò lo sguardo in alto e osservò le finestre senza infissi che s’affacciavano in quello scorcio di mondo. S’armò di coraggio e varcò il portone smussato. Avvertì la scia di quel misto di mirra e vaniglia, ingoiò i gradini sbeccati salendo al primo piano, origliò gemiti soffocati di piacere, socchiuse gli occhi e si lasciò rapire da quel profumo che lo aveva travolto in strada. Salì altri gradini, ascoltò altre effusioni, sorrise amaro. Stavolta le tracce delle essenze era forte, spalancò una porta in legno, s’addentrò lungo un corridoio buio e s’arrestò davanti a un balcone. S’affacciò, vide i lunghi filari delle palme del giardino botanico, poi seduta su un marmo bianco la giovane che lo aveva spintonato al mercato.<br />
Olsen tirò col naso, tossicchiò e recuperò un altro ammezzato dalla giubba. Se lo portò sulle labbra e gettò lo sguardo sulla ragazza. Quella lo fissò e gli sorrise stancamente. Penetrò la giovane in quegli occhi d’ebano cercando di scavare fino chissà dove. Vi lesse sgomento, angoscia, paura. Lei si lasciò scivolare il chador e apparve in quella cascata di ricci all’hennè.<br />
– Dounia… – ingoiò saliva e sorpresa, col cuore che s’era lanciato più veloce di un treno sui binari di Casa Voyageurs.<br />
– Bryan… – e lo avvinghiò stringendogli le braccia sul collo tatuandogli un bacio caldo sulle labbra – Mi hai trovata, finalmente…<br />
Bryan Olsen sospirò e gli cadde il sigaro sul pavimento a mosaico. Si sorprese nel masticare quell’umore malinconico che lo aveva investito alla bocca dello stomaco intriso di passione e virilità. Aveva amato Dounia, ma era stata una storia breve come lo sbadiglio di una farfalla asmatica: lei gli aveva voltato le spalle per Peter, anche se poi l’amore aveva avuto il sopravvento e lei aveva deciso di fuggire da quella vita ovattata che le avevano prospettato. Ma Bryan era stato irremovibile davanti alle lacrime della donna che in ginocchio gli aveva chiesto perdono. Ma lui, no, non l’avrebbe perdonata mai. E lei aveva detto addio a quel mondo. Ma mai Olsen si sarebbe immaginato che potesse ricevere l’incarico per rintracciarla. Un servigio pagato profumatamente.<br />
Olsen raccattò l’ammezzato e se lo riportò tra le labbra. Incrociò le braccia e s’appoggiò al muro fissando le lacrime di Dounia. Ormai s’era fatto un quadro più chiaro delle luci di piazza Mohammed V: avrebbe strappato il biglietto di ritorno per Copenaghen, si sarebbe lasciato inghiottire dalla notte stellata e perdonato Dounia. Nella tasca della giubba sfiorò l’assegno da diversi zeri che il ministro aveva autografato e s’aprì a un sorriso. Poi tese la mano verso Dounia, la strinse a sé con tutta la follia d’amore di cui era capace e sghignazzò ebbro di felicità nell’aria calda di Casablanca. </p>
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		<title>Al Sud i soldi li spendiamo in donne e vino. Il resto lo sperperiamo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Jun 2019 23:32:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il giallo in Italia è noir? Il noir è una declinazione del genere colorato nel 1929 dalla Mondadori o è un genere a sé stante? Ancora: in un concetto di familiare globalizzazione esteso alla letteratura, esistono ancora i generi o soltanto i libri divisi in belli e brutti? Sta di fatto che mai come in...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il giallo in Italia è noir? Il noir è una declinazione del genere colorato nel 1929 dalla Mondadori o è un genere a sé stante? Ancora: in un concetto di familiare globalizzazione esteso alla letteratura, esistono ancora i generi o soltanto i libri divisi in belli e brutti?<br />
Sta di fatto che mai come in questo periodo il noir oggi in Italia sta attraversando uno straordinario slancio di diffusione. E forse è anche vero che “gli italiani sono veramente bravi, tra i migliori al mondo” ha detto Giancarlo De Cataldo allo scorso festival Giallolatino. Ed è altrettanto vero che la territorialità italiana così differente favorisce un carattere diverso a ogni romanzo che si tinge di nero: la griffe regionale trentina è differente da quella sarda che si distanzia da quella pugliese che non ha nulla a che vedere con quella emiliana. Senza poi penetrare nel dettaglio, perché quello che accade a Lecce è differente rispetto a quello che succede a Foggia. Insomma, il genere giallo e noir (uniamoli stavolta) in Italia sono materia che rispecchia la realtà, quella singola realtà, e la quotidianità criminale si riflette nelle produzioni letterarie.<br />
Spesso i periodici, supplementi dei quotidiani importanti, si sono occupati con ampi serviziol Sud  dei commissari d’Italia, perlustrando a macchia di leopardo tutti gli integerrimi difensori della legge e delle istituzioni, puntando a spiegare questo fenomeno tutto italiano -ma sarà così?, crediamo che a ogni latitudine il giallo/noir spiega la realtà e ricerca la verità meglio di qualsiasi altro genere (sic!)- coniando nel servizio di Alberto Riva (che ha escluso qualche bel personaggio letterario, ma sappiamo che Riva, dato il cognome, riuscirà di nuovo prima o poi a fare altri bei gol coi suoi articoli) il concetto del giallo/noir a kilometro zero, proprio per sottolineare quel carattere autentico e genuino molto italiano.<br />
Il sospetto resta –purtroppo- che oggi il cronista/romanziere è costretto a descrivere la realtà italiana in una fiction narrativa coi suoi vizi (tanti) e virtù (poche) sostituendola alla cronaca giornalistica, trasportando il fatto di cronaca in una mera architettura letteraria, sia per orditi creativi ma anche per evitare minacce, querele e altre rotture di palle assortite (che cadono tra capo e collo soprattutto a quei cronisti che vivono in provincia, dove anche il rapporto tra chi scrive e chi produce spunto è a kilometro zero).<br />
Affrontare articoli del genere senza cadere nella retorica del finale consolatorio o del capovolgimento dei ruoli o della contaminazione tra buoni e cattivi risulta difficile o della forte introspezione psicologica dei protagonisti, ma chi già mastica giallo/noir potrebbe abbandonare la lettura dell’articolo. E allora rilancio col noir mediterraneo, quel ‘genere’ di cui Massimo Carlotto è oggi tra i maggiori autori e che ha emesso vagiti col catalano Manolo Montalbàn e col marsigliese Jean Claude Izzo. Vabbeh, e quindi? E quindi eccoci qua pronti a raccogliere una sfida per convogliare in un’antologia unica tutti gli odori, i sapori, i colori della mediterraneità attraverso quei racconti neri che ci fanno sempre innamorare del sole, dell’aglio, della menta e del basilico (tanto per restare in tema di citazioni). Siamo in tanti, descriveremo il crimine a tinte mediterranee, ma andremo oltre, oltre i confini italici, abbracciando con un ponte di collegamento spirituale i fratelli degli altri popoli che hanno visto la nascita della culla della civiltà in una raccolta antologica che è un filo di trame dal titolo simbolico ‘Nero Mediterraneo’. Con buona pace di chi, come il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, ministro delle Finanze olandese, sa bene che al Sud spendiamo soldi in liquori e donne, non sapendo però che tutto il resto lo sperperiamo. Una copia, potete giurarci, la manderemo anche a lui. </p>
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		<title>Fuoco ai libri (brutti) per ricordare Pepe Carvalho</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jun 2019 23:18:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“In tutta la mia esistenza non ho mai trovato un libro che mi abbia insegnato a vivere; in realtà dubito che esista. Ci sono libri forse utili, questo sì, ma quasi tutti allontanano dalla vita più spontanea e rendono infelici”. Non lo dico io. Lo scrive, e sottoscrive, Pepe Carvalho, il personaggio letterario creato da...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“In tutta la mia esistenza non ho mai trovato un libro che mi abbia insegnato a vivere; in realtà dubito che esista. Ci sono libri forse utili, questo sì, ma quasi tutti allontanano dalla vita più spontanea e rendono infelici”. Non lo dico io. Lo scrive, e sottoscrive, Pepe Carvalho, il personaggio letterario creato da Manuel Vàzquez Montalbàn, a cui a sua volta s’è ispirato quel geniaccio di Andrea Camilleri per il suo commissario Montalbano. Carvalho -e Montalbàn-, a differenza del commissario siculo, è politicamente scorretto, ammazza, beve, fuma e va a puttane (non è un eufemismo: la sua fidanzata è Charo, che fa ‘la vita’). E brucia i libri. Sì, avete capito bene, brucia i libri. Personaggio anticonvenzionale per eccellenza, armato di profonda ironia fusa con una filosofia nient’affatto spicciola, Pepe Carvalho è un antieroe che strizza l’occhio all’hard boiled a stelle e strisce ma si muove in un mondo che possiede temi e caratteri tipici del noir mediterraneo (Montalbàn è l’antesignano di questo ‘genere’ che sa di aglio menta e basilico). Ha un’insana passione, come il suo padre letterario, per la (buona) cucina e a volte per il combustibile con cui riscalda le sue pietanze usa qualche libro. Convinto assertore che i libri contengano menzogne e che anticipano verità che è bene scoprire da sé nella vita di tutti i giorni senza lasciarsi sopraffare dalle loro influenze, Carvalho –e Montalbàn- nel tempo è stato tacciato di essere fascista, quando invece la storia ci insegna che il suo cuore ha sempre battuto fortemente a sinistra. Per ricordare questo grande della narrativa, a casa, con pochi amici, il 18 ottobre (Montalbàn se n’è andato quel giorno, nel 2003) si può attizzare il fuoco del camino con qualche testo, in modo da fare anche pulizia nella biblioteca domestica, cenando con piatti rigorosamente spagnoli, magari catalani dato il periodo di indipendenza richiesta. Un modo goliardico per ricordare uno dei più grandi scrittori di sempre, senza però emulare le storture distopiche propugnate da Aldous Huxley, Ray Bradbury e George Orwell. E sì, perché i libri hanno fatto sempre paura. No, non ci riferiamo a quelli di Lara Cardella o Federico Moccia, ma a quelli invisi dal potere costituito, quelli che non addormentano le coscienze ma le affilano.<br />
Chi non sa dei roghi (biblioclastia la chiamano) dei libri di autori ebrei durante l’epoca nazista? Ma la furia nazi non ha la primogenitura su questo legame tra carta e fiamme. Gli Aztechi erano i nazisti del Messico centrale, bruciavano le biblioteche dei popoli che predavano, poi arrivò Cortéz e fece altrettanto, Diocleziano bruciò i libri cristiani, e i cristiani più tardi ricambiarono il favore con la letteratura pagana. Poi Umar ibn al-Khaṭṭāb, uno dei fondatori dell’Islam, appiccò un allegro fuoco agli archivi sumeri, caldei, babilonesi, reputati superflui al Corano. E che dire del 7 febbraio 1497 quando a Firenze il Savonarola lanciò una campagna contro quei libri a lui poco congeniali nel Falò della vanità? L’ultimo rogo italiano (che si sappia) è datato 1961 quando la Procura di Varese nel proprio cortile accese ‘Storielle, racconti e raccontini’ del marchese De Sade, ritenuti offensivi e osceni. Nel Cile e nell’Argentina delle dittature militari non si fece eccezione, distruggendo i libri contrari ai valori cristiani. Di recente, nel febbraio 2015, elementi dell’Isis hanno purificato libri prelevati dalla biblioteca di Mosul perché islamicamente scorretti. Se vi urtano queste azioni celebrative e queste azioni distopiche, vi consigliamo di leggere i capolavori ‘Fahrenheit 451’ di Bradbury (nella cui società i vigili del fuoco devono stanare le biblioteche e incendiarle) o ‘Il nome della rosa’ (dove Jorge de Burgos, cioè Josè Luis Borges, darà fuoco alla labirintica biblioteca del monastero per impedire che venga ritrovata l’ultima copia della Poetica aristotelica). Comunque, il 18 ottobre, vi consigliamo di purificare la vostra biblioteca da tutti quei testi inutili (non perdete tempo nel rifilarli a qualcuno che vi è antipatico, non farete un buon servizio alla società) e di banchettare in onore a chi i libri sa scriverli.</p>
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