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	<title>VITA DA CONTENT MANAGER &#8211; GianLucaCampagna.eu</title>
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	<description>Attività e libri di Gian Luca Campagna</description>
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	<title>VITA DA CONTENT MANAGER &#8211; GianLucaCampagna.eu</title>
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		<title>Lo scrittore? Un visionario dell’imbuto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2020 05:36:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[VITA DA CONTENT MANAGER]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi è lo scrittore? Dibattito da sempre molto sentito. Lo è quando chi con la scrittura narrativa si guadagna da vivere? Non è proprio così, e questo sarà un tema dibattuto più in là. Intanto, ognuno racconta la sua verità. Di certo, un concetto potrebbe mettere d’accordo sulla definizione di scrittori, senza scomodare i sempreverdi...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Chi è lo scrittore? Dibattito da sempre molto sentito. Lo è quando chi con la scrittura narrativa si guadagna da vivere? Non è proprio così, e questo sarà un tema dibattuto più in là. Intanto, ognuno racconta la sua verità. Di certo, un concetto potrebbe mettere d’accordo sulla definizione di scrittori, senza scomodare i sempreverdi punti espressi da Antonio Gramsci (letteratura intesa come comunicatrice, educatrice e figura dello scrittore che ha una funzione sociale): lo scrittore per essere considerato tale dev’essere visionario. Vale a dire, deve anticipare il futuro, con la forza evocatrice della narrativa. Sul quotidiano di oggi la Repubblica c&#8217;è una selezione di alcune domande rivolte dai lettori a David Quammen, che nel 2012 ha pubblicato &#8216;Spillover&#8217; anticipando la pandemia in seguito a zoonosi da pipistrello. Spillover significa &#8216;travaso&#8217;, nel libro Quammen ha descritto il salto di specie che ha portato la malattia dall&#8217;animale mammifero a infettare l&#8217;uomo. Alla domanda se lui è un anticipatore del futuro, ha risposto dicendo che lui non è un veggente, ma ha ascoltato ottimi scienziati che hanno descritto la possibilità di combinazioni che avrebbero potuto portare a questo risultato. Certo, qui siamo di fronte a un caso estremo, perché il testo è scientifico.</p>
<p>Tornando a noi e con i piedi a terra, ecco, lo scrittore per essere tale deve saper osare, deve confinare nel lessico domestico la banalità, quindi nel linguaggio, nella forma, nell’estetica, nei contenuti, nei dialoghi, nelle emozioni deve metaforicamente andare oltre le colonne d&#8217;Ercole. L’amico scrittore Antonio Veneziani una volta mi disse: “a me della realtà così com’è raccontata poco importa, lo scrittore deve raccontarmela diversa da come la vedo io”, dandone una chiave di lettura differente, cioè anticipatrice, rivelatrice, visionaria. E la miscellanea deve comprendere -come si confà a una vera macedonia con diverse tipologia di frutta-  porzioni di arte, letteratura, sociale, politica, storia, psicologia, gossip, costume, che una volta centrifugata passerà in un imbuto strettissimo fornendo un distillato unico e originale. Cioè, un diverso sentire, appunto. E chi meglio di un visionario?</p>
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		<title>Le aziende devono narrare storie ed emozionare gli utenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Oct 2019 19:28:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[VITA DA CONTENT MANAGER]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ancora oggi molte aziende non capiscono che i mercati sono conversazioni, non sono più accettate ‘ingerenze’ autoreferenziali e unidirezionali a senso unico. Non solo, oggi i social hanno diffuso l’egocentrismo globale, dove ognuno vuole sentirsi assoluto protagonista, anche quando c’è l’immissione di un prodotto sul mercato, perché si deve sentire partecipe con un giudizio. NARRARE...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora oggi molte aziende non capiscono che i mercati sono conversazioni, non sono più accettate ‘ingerenze’ autoreferenziali e unidirezionali a senso unico. Non solo, oggi i social hanno diffuso l’egocentrismo globale, dove ognuno vuole sentirsi assoluto protagonista, anche quando c’è l’immissione di un prodotto sul mercato, perché si deve sentire partecipe con un giudizio.</p>
<p><strong>NARRARE STORIE &#8211;</strong> Quindi, oggi non si può soltanto comunicare e informare, ma il consumatore deve essere coinvolto attraverso la narrazione. Il brand oggi ha cominciato a raccontare storie, i prodotti hanno cominciato a raccontare storie, gli imprenditori devono narrare la loro storia e così il marketing si è fatto narrativo.</p>
<p>Domanda: come si fa a entrare in sintonia con il pubblico?</p>
<p>Risposta: raccontandogli con una ricchezza di particolari l’esperienza che anche lui ha vissuto o l’esperienza che vorrebbe vivere. Infatti, prima di raccontare è necessario predisporre l’auditorio all’ascolto. In questo modo avremo l’identificazione, fondamentale per entrare in sintonia con il pubblico.</p>
<p>E come si coinvolge? Con i 5 sensi, appunto. Creando, quindi, empatia.</p>
<p>Le azioni le racconti come la storia di un film o di un libro o di uno spettacolo, con quei ritmi e quei temi cari al pubblico: l’avventura, il riscatto, l’amore familiare, la comicità, gli equivoci, il sacrificio e i successi. Va creata la cosiddetta trance narrativa d’ascolto.</p>
<p>E come si agisce? Con la fase della preparazione all’ascolto, col racconto, e con la seduzione. Perché alla fine il consumatore deve acquistare. Grazie allo storytelling è possibile informare il pubblico, sedurre e conquistare, influenzare, condividendo le esperienze ma soprattutto emozionare.</p>
<p><strong>RAGIONE, REITERAZIONE, RITO &#8211;</strong> Oggi, i produttori, quando propongo la mia figura professionale mi risponde che ‘è facile scrivere un post su facebook o su instagram e interagire così col pubblico’. Certo, è facilissimo, ma scrivere un messaggio e affidarlo a un tweet è come gettare una bottiglia con un messaggio dentro in mezzo al mare, affidandosi casualmente alle correnti: forse è il caso di progettare un contenuto, affinchè venga ricevuto e condiviso. E soprattutto ripeterlo nell’azione, confermando le tre regole socializzanti della comunicazione di Foucault: <strong>ragione, reiterazione, rito</strong>.</p>
<p>Il compito del professionista che si chiama <strong>Social media writer</strong>  o <strong>Content manager</strong> o <strong>Web content writer</strong> è questo: è il venditore di parole ed emozioni, che le rimbalza e le fa condividere ai consumatori, tenendo conto dei contenuti e ascoltando la rete. Creatività, stile, emozioni, tecnica, immediatezza e risultato sono le armi di chi svolge questa figura professionale.</p>
<p>L&#8217;azione parte dalla creazione di un sito web, al limite se già esiste dalla sua ottimizzazione, poi dall’uso degli strumenti social che ci permettono di interagire e di entrare in confidenza e condivisione con gli utenti consumatori.</p>
<p>In questo modo di affrontare il web, i social e, in verità, il mondo, resta sempre valida la comunicazione istituzionale, interagendo con altri comunicatori, agendo con articoli redazionali sugli altri strumenti come radio, carta stampata, tv.</p>
<p><strong>L&#8217;AZIONE</strong> &#8211; I punti da sviluppare abbracciano: conoscere il nostro obiettivo; quanti mezzi di comunicazione disponiamo;</p>
<p>qual è il contenuto da comunicare; qual è il target di riferimento; come pianificare l’azione; l’azione è la pubblicazione;</p>
<p>monitorare e ottimizzare.</p>
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		<title>Abbiamo grandi strumenti ma il contenuto resta il re</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2019 07:44:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[VITA DA CONTENT MANAGER]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il contenuto è il re. Oggi tutto è contenuto. Il servizio, il prodotto, l’assistenza, il processo di lavorazione, il dietro le quinte, perché tutto è storia da raccontare e narrare. Tutto, oggi, è condivisione. È vero che il web domina, la tecnologia ci invade ma quello che resiste è l’arte di raccontare ed emozionare. Dai...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il contenuto è il re. Oggi tutto è contenuto. Il servizio, il prodotto, l’assistenza, il processo di lavorazione, il dietro le quinte, perché tutto è storia da raccontare e narrare. Tutto, oggi, è condivisione. È vero che il web domina, la tecnologia ci invade ma quello che resiste è l’arte di raccontare ed emozionare. Dai tempi della tragedia greca e del nostro Plauto, eh, non è che le regole siano state proprio così sovvertite. Sono soltanto mutate, perchè figlie del loro tempo. Certo, oggi abbiamo strumenti ad personam, invasivi, capaci di far rimbalzare contenuti virali, nell’immediato, senza barriere e confini geografici, abbattendo i nuovi muri di Berlino, spammando, ammiccando, coinvolgendo. Ecco, coinvolgendo. I pubblici esigono che ci sia coinvolgimento. E così il contenuto deve imparare le regole dell’offline e dell’on line, perché tornano utili tutt’e due, con le loro regole, i loro linguaggi, il loro modo di emozionare. </p>
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		<title>Possibile fermare l&#8217;orologio per risparmiare tempo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2019 07:20:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[VITA DA CONTENT MANAGER]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l’orologio per risparmiare il tempo. È un vecchio adagio sempre valido di Henry Ford. Era valido ai tempi in cui da editore e direttore del magazine ‘ego’ procacciavo pubblicità per far vivere il mio giornale, ma mi accorgo che resta valido anche oggi,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l’orologio per risparmiare il tempo. È un vecchio adagio sempre valido di Henry Ford. Era valido ai tempi in cui da editore e direttore del magazine ‘ego’ procacciavo pubblicità per far vivere il mio giornale, ma mi accorgo che resta valido anche oggi, l’epoca in cui la rivoluzione digitale sembrava aver sovvertito ogni regola pubblicitaria, esaltando il fai da te. Che a volte fa rima con autodistruzione.<br />
Certo, la comunicazione aziendale oggi è distante e differente rispetto a quella tradizionale. Non è più quella celebrativa, diretta e unidirezionale. Non è più quella istituzionale. È diventata relazionale. Infatti, oggi il consumatore (o meglio il prosumer) ha gli strumenti incisivi per interagire in maniera critica. La pubblicità, signori, è diventata condivisione. I pubblici sui social network scandiscono la propria vita, figuriamoci se vogliono quella partecipazione e quella condivisione che è passata anche attraverso il citizen journalism, cioè il giornalismo partecipativo, quel termine ormai di uso comune con cui si indica la forma di giornalismo che vede la &#8220;partecipazione attiva&#8221; dei lettori, grazie alla natura interattiva dei nuovi strumenti di cui ognuno di noi è dotato. È la comunicazione a diventare partecipativa, non solo l’informazione tout court. </p>
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