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	<title>GianLucaCampagna.eu</title>
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	<description>Attività e libri di Gian Luca Campagna</description>
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	<title>GianLucaCampagna.eu</title>
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		<title>Thriller magazine: &#8220;Storia matura dell&#8217;autore e Cavalcanti personaggio uomo&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Nov 2020 18:12:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LA SCELTA DELLA PECORA NERA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una sentita e bellissima recensione del mio romanzo da parte di Diego Zandel, scrittore e giornalista, sulal rivista telematica thriller magazine. &#160; Giunto, con “La scelta della pecora nera” edito da Historica, al suo quinto romanzo, Gian Luca Campagna sta definendo sempre più la scacchiera sulla quale piazza le sue pedine, muovendole con l’abilità di...</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.gianlucacampagna.eu/thriller-magazine-storia-matura-dellautore-e-cavalcanti-personaggio-uomo/">Thriller magazine: &#8220;Storia matura dell&#8217;autore e Cavalcanti personaggio uomo&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.gianlucacampagna.eu">GianLucaCampagna.eu</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una sentita e bellissima recensione del mio romanzo da parte di Diego Zandel, scrittore e giornalista, sulal rivista telematica thriller magazine.</p>
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<p>Giunto, con “La scelta della pecora nera” edito da Historica, al suo quinto romanzo, Gian Luca Campagna sta definendo sempre più la scacchiera sulla quale piazza le sue pedine, muovendole con l’abilità di un giocatore che rivela di aver a lungo frequentato i migliori narratori di noir, acquisendone lo stile e sposato i personaggi dei quali si è indubbiamente innamorato: il Pepe Carvalho di Manuel Vázquez Montalbán, innanzitutto, il Sepulveda più evocatore di tempi e lotte passate (“L’ombra di quel che eravamo”) e gli echi chandleriani. Questo, però, con un impasto evidentemente tutto suo, che ha, per ora, due riferimenti esistenziali propri: uno, reale, vissuto, che è la provincia di Latina, dove l’autore vive e opera, con storie che indagano su fatti di cronaca nera accaduti in quella che, per Campagna, a stare al titolo di un suo romanzo, ma anche allo spaccato che ne fa, è la “Finis terrae”; l’altra, trasognata, immaginata, visitata, certo, ma con la curiosità dell’amatore, che è il Sudamerica, in particolare l’Argentina che fa da sfondo ai due romanzi che hanno entrambi per protagonista l’investigatore privato José Cavalcanti, protagonista de “Il profumo dell’ultimo tango” e di quest’ultimo “La scelta della pecora nera”, appunto.</p>
<p>Se nel primo romanzo José Cavalcanti indagava sulla scomparsa di bambini che ribaltavano, anni dopo, quella dei tanti minori rapiti al tempo della <i>junta</i> militare, qui si trova alle prese con la scomparsa di una donna, Maria Castillo, primogenita di un grande allevatore di bestiame, Lucio Castillo, che nel passato era stato legato alla <i>junta</i>, uomo della P2 in Argentina, implicato in un affare miliardario che riguardava i diritti televisivi dei campionati di calcio per la cosiddetta Coppa de Oro e che vedeva implicato, allora, anche un certo, Silvio, imprenditore milanese, proprietario di canali televisivi, che si dava da fare per ottenere i diritti televisivi per la trasmissione delle partite per poi magari rivenderli a caro prezzo ad altre emittenti nazionali. E sarà proprio Lucio Castillo a chiamare Cavalcanti perché gli ritrovi la figlia, una quarantenne madre di due figli e sposata a un magistrato, apparentemente scomparsa di sua volontà, non avendo finora, nei nove giorni in cui se n’è andata, ricevuto nessuna richiesta di riscatto o altra forma di informazione sulla sua sorte.</p>
<p>La cura, sul piano della struttura narrativa, da parte di Campagna sarà quella di collegare le ricerche di Maria Castillo, che ben presto da Cordoba dove vive si sposteranno a Buenos Aires e, poi, soprattutto, a Montevideo in Uruguay, con quei fatti lontani, ma anche con altri più lontani, come quelli della fuga da un carcere del popolo di alcuni rivoluzionari, tra cui il futuro presidente dell&#8217;Uruguay Pepe Muijca, e Mauricio Rosencof ed Eleuterio Fernàndez Huidobro e una certa Chica, che avrà la sua importanza nella storia che Gian Luca Campagna ha voluto raccontarci.</p>
<p>Una trama che naturalmente ha a che fare con l’eterna storia dei colpi di stato militari e guerriglieri e rivoluzioni e controrivoluzioni, corruzione, repressioni, e sangue e dolore e paura, che hanno sempre caratterizzato l’America Latina. Ed è in questo contesto, inevitabilmente di ingiustizie e soprusi, che s’inseriscono le indagini che José Cavalcanti conduce, prima da solo, poi con l’aiuto dei suoi due cani Clan&amp;Destino e dei fedeli e scombinati Cholo e Vernaglione che lo raggiungeranno a bordo del side-car che è il tratto distintivo di trasporto dell’investigatore di origine italiana, per arrivare a una verità amara risalente ai citati eventi degli anni Settanta e Ottanta che, non a caso, a capitoli alternati, si dipaneranno per tutto il romanzo per congiungersi nel finale.</p>
<p>Nel frattempo, altri elementi caratterizzano la storia che, a mio avviso, testimoniano, la maturità compositiva dell’autore, rappresentando un po’ il filo che lega l’investigatore all’uomo Cavalcanti, dandogli così quello spessore che lo rendono personaggio a tutto tondo. E sono una sorta di <i>refrain</i> che spingono il lettore a un sodalizio con lui. Parlo delle reiterate intrusioni di una donna, Catalina, una prostituta, ex fidanzata di Cavalcanti (ma siamo a Pepe Carvalho!) che vuole assolutamente un figlio, e si è messa in testa di volerlo da lui, per cui lo perseguita, prima di persona poi, quando sta in Uruguay, con telefonate per convincerlo a cedere al suo desiderio (ma la risposta di Josè sarà sempre la stessa: “Sei tu che mi hai lasciato”, come a dire: cosa vuoi adesso da me?), dando vita a un teatrino che alleggerirà piacevolmente la tensione del romanzo; così come, altrettanto, le telefonate sempre apprensive e rimbrottanti della madre che lo vorrebbe sistemato, sposato con una donna per bene e non a star sempre con quelle “puttane” che il figlio frequenta. Infine, su tutto, la nostalgia del protagonista, quasi fosse quella il motivo del suo vuoto e della sua malinconia che lo rende insieme, chandlerianamente, romantico e cinico, per il suo vecchio amore perduto, Teresa. Ed è l’intreccio esistenziale proprio tra l’avventura delle indagini con questi elementi personali, a cui si aggiungono quelli politici e sociali, qui particolarmente marcati, che fanno de “La scelta della pecora nera” un bel romanzo, denso di motivi, quanto, per altro,vivificato da una scrittura precisa, impreziosita da dialoghi con il gusto dell’aforisma che ricordano un po’ le battute del compianto Andrea G.Pinketts, scrittore particolarmente caro all’autore che l’ha avuto per amico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>https://www.thrillermagazine.it/18238/la-scelta-della-pecora-nera?fbclid=IwAR2FKaQkBsxHdHOyybdORPQ1zZdlEjR-YzqG63df4X2Sh6vSdPTi1MsKBeY</p>
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		<title>Electomagazine: romanzo dallo stile inconfondibile e storia intrigante</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Nov 2020 20:24:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LA SCELTA DELLA PECORA NERA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>grazie a Bartolo Collo e alla sua magnifica recensione su electomagazine Cosa fa la differenza tra uno scrittore, per così dire “normale”, e uno bravo? Tra le altre cose lo stile, vale a dire quel “quid” che ci permette di riconoscerlo dopo aver letto anche solo una pagina di un suo libro. Gian Luca Campagna,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>grazie a Bartolo Collo e alla sua magnifica recensione su electomagazine</p>
<p>Cosa fa la differenza tra uno scrittore, per così dire “normale”, e uno bravo? Tra le altre cose lo stile, vale a dire quel “quid” che ci permette di riconoscerlo dopo aver letto anche solo una pagina di un suo libro.<br />
Gian Luca Campagna, nello specifico, è proprio uno di questi. Non solo sa costruire storie intriganti e molto ben costruite, ma possiede uno stile inconfondibile, che si può riscontrare anche nel suo ultimo romanzo “La Scelta della Pecora Nera” (pp. 296, 18€) recentemente uscito presso i tipi di Historica, la meritevole casa editrice di Francesco Giubilei.<br />
In questo nuovo lavoro dello scrittore di Latina ricompare José Cavalcanti, l’investigatore privato “politicamente scorretto” che già avevamo avuto modo di conoscere nel precedente “Il Profumo dell’Ultimo Tango” uscito nel 2017.<br />
Se allora Campagna denunciava il dramma dei “desaparecidos” e soprattutto dei loro bambini rapiti per essere dati in adozione ad altre famiglie, ora le indagini di Cavalcanti si spostano dalla natia Argentina in Uruguay. Ma l’obiettivo resta la denuncia delle brutalità dei regimi polizieschi o militari che, protetti dagli USA, hanno calpestato le libertà dei popoli sudamericani nel corso degli ultimi decenni del secolo scorso.<br />
Che cosa hanno in comune l’indagine di cui si occupa Cavalcanti con le vicende antecedenti di una quarantina d’anni riguardanti una Tupamaros in cerca di farsi una nuova vita e un giornalista che indaga sulla scandalosa vicenda che portò all’organizzazione del Mundialito all’inizio del 1981 (un evento sportivo che, tra le altre cose, ha cambiato in modo radicale la comunicazione televisiva riguardante il calcio e che vide protagonista un non ancora impegnato in politica Silvio Berlusconi)?</p>
<p>Per scoprirlo occorrerà arrivare alle ultime pagine di questo eccellente romanzo.<br />
Dal momento che si tratta di una trama poliziesca, è buona norma non rivelare di più sul suo intreccio. Basti sapere che alla fine della lettura si avrà l’impressione che i contenuti “gialli” siano secondari rispetto alle intenzioni dell’autore. Il romanzo infatti prende piano piano la forma di un atto di denuncia nei confronti di tutti i poteri politici che, allo scopo di mantenersi in vita, scelgono di violare le fondamentali libertà dei cittadini.<br />
Da questo punto di vista, pur se trasportato in un altro luogo e, in parte, in un altro tempo, il libro diventa di straordinaria attualità, e ci consente di riflettere su quanto oggi il “potere” abbia imparato la lezione. Niente più carceri e torture: è sufficiente trovare il modo per convincere i sudditi che la cancellazione delle libertà avviene per il loro bene e per la conservazione della loro salute. Ma in un caso e nell’altro lo strumento principale per “mantenere l’ordine” è sempre lo stesso: la paura.<br />
Vale pertanto la pena di leggere questo nuovo romanzo di Campagna. Ma un plauso va anche alla casa editrice che è riuscita a includere nella propria scuderia questo eccellente scrittore. E che ha confezionato un prodotto editoriale molto curato a partire dall’ottima scelta dell’immagine di copertina.</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="lf87JF4fkl"><p><a href="https://electomagazine.it/la-pecora-nera-contro-il-potere-che-prospera-sulla-paura/">La pecora nera contro il potere che prospera sulla paura</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" title="&#8220;La pecora nera contro il potere che prospera sulla paura&#8221; &#8212; Electomagazine" src="https://electomagazine.it/la-pecora-nera-contro-il-potere-che-prospera-sulla-paura/embed/#?secret=lf87JF4fkl" data-secret="lf87JF4fkl" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
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		<title>Latin noir: &#8220;l&#8217;avventura nel canagliesco ma nobile detective Josè Cavalcanti&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2020 19:18:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LA SCELTA DELLA PECORA NERA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Grazie al sito &#8216;latin noir&#8217; &#160; Tra Mundialito e desaparecidos arriva la “pecora nera” di Campagna Lo scrittore laziale ambienta in Uruguay il suo nuovo romanzo Già nella precedente avventura del detective italo argentino Josè Cavalcanti, Gian Luca Campagna aveva messo in luce una delle tragedie sudamericane che più gli stanno a cuore: il dramma dei desaparecidos...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie al sito &#8216;latin noir&#8217;</p>
<p>&nbsp;</p>
<h1 class="entry-title">Tra Mundialito e desaparecidos arriva la “pecora nera” di Campagna</h1>
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<article id="post-105" class="post-105 post type-post status-publish format-standard has-post-thumbnail hentry category-uruguay tag-berlusconi tag-desaparecidos tag-gian-luca-campagna tag-historica-edizioni tag-montevideo tag-mundialito tag-osvaldo-soriano tag-p2 tag-pecora-nera tag-romanzo-noir tag-romanzo-poliziesco tag-uruguay">
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<div class="entry-content">
<h2><em>Lo scrittore laziale ambienta in Uruguay il suo nuovo romanzo</em></h2>
<p>Già nella precedente avventura del detective italo argentino Josè Cavalcanti, <strong>Gian Luca Campagna</strong> aveva messo in luce una delle tragedie sudamericane che più gli stanno a cuore: il dramma dei desaparecidos e soprattutto dei neonati sottratti ai genitori guerriglieri e fatti adottare da altre famiglie. In “Il profumo dell’ultimo tango” (Historica, 2017) l’indagine di Cavalcanti ruotava proprio intorno a questo tema che, in un certo senso, si ripresenta anche nel nuovissimo “La scelta della pecora nera”, sempre pubblicato da Historica. Soltanto che questa volta sotto la lente dello scrittore di Latina non c’è il cruento regime dei militari di Buenos Aires, di cui si è detto e scritto molto, bensì un fenomeno assai meno conosciuto, almeno in Europa: la dittatura apparentemente più “soft” che resse l’Uruguay a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta.</p>
<p>Scritto su più piani temporali (primi anni Settanta, 1980 e periodo contemporaneo) il romanzo fila via veloce perché l’autore ha il merito di saper intrecciare episodi tragici e normale quotidianità in una prosa scoppiettante ed evocativa, non priva di parentesi leggere e persino divertenti. Al di là dei drammi storici, descritti con implacabile crudezza, intorno al protagonista si muove una bizzarra galleria di personaggi degni di un romanzo di Osvaldo Soriano, oppure di una commedia degli anni d’oro del cinema italiano. La citazione non è casuale, visto che lo stesso Cavalcanti paragona la sua “squadra” investigativa a una specie di Armata Brancaleone.</p>
<p>Nel romanzo c’è la Storia con la “s” maiuscola, quindi, e le piccole storie di vite ordinarie che all’improvviso vanno a cozzare contro violenza e sopraffazione di Stato. Ma c’è anche un altro dei classici temi cari a Campagna: il calcio. In questo caso l’autore va a pescare negli archivi del passato niente meno che il “Mundialito”, torneo internazionale disputato a gennaio del 1981 che solo i meno giovani ricorderanno. Una sfida tra i vincitori di titoli mondiali (più l’Olanda) che avrebbe dovuto sancire il trionfo popolare del dittatore Aparicio Mendez e invece, almeno in Italia, passò alla storia perché per la prima volta le partite vennero trasmesse non dalla Rai ma da dalle reti berlusconiane. Il quale Berlusconi, viene ricordato nel romanzo, all’epoca godeva di ottime relazioni con i regimi sudamericani grazie anche ai buoni uffici della loggia P2.</p>
<p>Quindi in “La scelta della pecora nera” c’è la Storia, ci sono le storie umane, c’è il <em>fùtbol</em> ma naturalmente non mancano grandi bevute, sigarette fumate a raffica, rimpianti d’amore e torride scene di sesso, come nella miglior tradizione del canagliesco eppur nobile detective Josè Cavalcanti. E naturalmente c’è un’indagine poliziesca, il mistero di una donna ricca e indipendente scomparsa, forse volontariamente, senza lasciare traccia; una storia che comincia a Còrdoba, in Argentina, e si conclude dall’altra parte del Rio de la Plata, a Montevideo.</p>
</div>
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<p><a href="https://latinnoir.wordpress.com/2020/11/18/tra-mundialito-e-desaparecidos-arriva-la-pecora-nera-di-campagna/">Tra Mundialito e desaparecidos arriva la &#8220;pecora nera&#8221; di&nbsp;Campagna</a></p>
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		<title>Caos latinoamericano nella corsa alla Casa Bianca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Nov 2020 21:38:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAMPAGNA D'ITALIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli Usa perdono la faccia davanti al mondo. Gli ipotetici campioni della democrazia gettano sospetti sull&#8217;andamento della corsa alla Casa Bianca: tra risultati altalenanti, denuncia di brogli, ricorsi annunciati, stampa negata sembra di essere in America Latina, cioè quell&#8217;America depredata da sempre dagli Usa, nei diritti e nell&#8217;economia. L’esempio (sponsorizzato) della democrazia mondiale va in...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>Gli Usa perdono la faccia davanti al mondo. Gli ipotetici campioni della democrazia gettano sospetti sull&#8217;andamento della corsa alla Casa Bianca: tra risultati altalenanti, denuncia di brogli, ricorsi annunciati, stampa negata sembra di essere in America Latina, cioè quell&#8217;America depredata da sempre dagli Usa, nei diritti e nell&#8217;economia.</h4>
<p><span id="more-1286"></span></p>
<p>L’esempio (sponsorizzato) della democrazia mondiale va in tilt. Gli Usa subiscono la legge del contrappasso e vengono catapultati nel caos come un Paese del Cono Sur, disorientando l’elettore, l’opinione pubblica e la classe dirigente, un po’ quello che ordirono negli anni ’70 e ’80 i loro predecessori con codazzo annesso (Kissinger addirittura investito premio Nobel per la pace nel 1973, l’anno del tragico golpe cileno di Pinochet…) <strong>proprio ai danni di quei Paesi latinoamericani che non dovevano affrancarsi dall’orbita politica ed economica della Casa Bianca.</strong> Quei piani di dis-organizzazione ora gli Usa se li ritrovano in casa, assistendo taluni con perfido piacere a una corsa per la presidenza grottesca e bizzarra, dai brogli urlati da Trump fino alle minacce di fare duri ricorsi legali, passando per gli swing state fino ai voti per corrispondenza, non fosse stata sufficiente l’emergenza coronavirus. Ancora: Twitter oscura il presidente (uscente) Trump per le dichiarazioni lesive ai mass media e non confortate da prove. Al di là di un uomo non allenato alla sconfitta, Trump ha accusato Biden di avergli rubato le elezioni denunciando brogli: insomma, tutta l’area americana è divenuta turbolenta, tanto da arrivare a paragonare gli Usa alla storia recente del Venezuela, con Guaidò che si autoproclama presidente (toh, sostenuto dalla Casa Bianca!) contro quello stinco di santo di Maduro. Non è forse è la rivincita dei latinos che hanno potuto finalmente votare negli Usa?!</p>
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		<title>Barbadillo.it: prosa scoppiettante ed evocativa con episodi crudi e altri divertenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Nov 2020 08:23:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LA SCELTA DELLA PECORA NERA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione su barbadillo.it Tra Mundialito e desaparecidos, arriva la “Pecora nera” di Gian Luca Campagna La recensione (firmata da Giorgio Ballario) del romanzo dello scrittore di Latina ambientato in Uruguay durante gli anni Settanta-Ottanta by Giorgio Ballario  4 Novembre 2020 in Libri  0 “La scelta della pecora nera” Di Gian Luca Campagna Già nel precedente romanzo del...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Recensione su barbadillo.it</p>
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<h1 class="jeg_post_title">Tra Mundialito e desaparecidos, arriva la “Pecora nera” di Gian Luca Campagna</h1>
<h2 class="jeg_post_subtitle">La recensione (firmata da Giorgio Ballario) del romanzo dello scrittore di Latina ambientato in Uruguay durante gli anni Settanta-Ottanta</h2>
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<div class="jeg_post_meta jeg_post_meta_2">
<div class="jeg_meta_author"><span class="meta_text">by</span> Giorgio Ballario</div>
<div class="jeg_meta_date"> <a href="https://www.barbadillo.it/94263-tra-mundialito-e-desaparecidos-arriva-la-pecora-nera-di-gian-luca-campagna/">4 Novembre 2020</a></div>
<div class="jeg_meta_category"><span class="meta_text">in</span> <a href="https://www.barbadillo.it/category/libri/" rel="category tag">Libri</a></div>
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<div id="shr_canvas1" class="shareaholic-canvas shareaholic-ui shareaholic-resolved-canvas" data-app="share_buttons" data-title="Tra Mundialito e desaparecidos, arriva la &quot;Pecora nera&quot; di Gian Luca Campagna" data-link="https://www.barbadillo.it/94263-tra-mundialito-e-desaparecidos-arriva-la-pecora-nera-di-gian-luca-campagna/" data-summary="La recensione (firmata da Giorgio Ballario) del romanzo dello scrittore di Latina ambientato in Uruguay durante gli anni Settanta-Ottanta" data-app-id-name="post_above_content">
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<figure id="attachment_94264" class="wp-caption alignleft" aria-describedby="caption-attachment-94264"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-94264" src="https://www.barbadillo.it/wp-content/uploads/2020/11/thumbnail-4-345x500.png" sizes="(max-width: 345px) 100vw, 345px" srcset="https://www.barbadillo.it/wp-content/uploads/2020/11/thumbnail-4-345x500.png 345w, https://www.barbadillo.it/wp-content/uploads/2020/11/thumbnail-4-690x1000.png 690w, https://www.barbadillo.it/wp-content/uploads/2020/11/thumbnail-4-640x927.png 640w, https://www.barbadillo.it/wp-content/uploads/2020/11/thumbnail-4.png 707w" alt="" width="345" height="500" data-pin-no-hover="true" /><figcaption id="caption-attachment-94264" class="wp-caption-text">“La scelta della pecora nera” Di Gian Luca Campagna</figcaption></figure>
<p>Già nel precedente romanzo del detective italo argentino Josè Cavalcanti, Gian Luca Campagna aveva messo in luce una delle tragedie sudamericane che più gli stanno a cuore: il dramma dei desaparecidos e soprattutto dei neonati sottratti ai genitori guerriglieri e fatti adottare da altre famiglie. In “Il profumo dell’ultimo tango” (Historica, 2017) l’indagine di Cavalcanti ruotava proprio intorno a questo tema che, in un certo senso, si ripresenta anche nel nuovissimo “La scelta della pecora nera”, sempre pubblicato da Historica. Soltanto che questa volta sotto la lente dello scrittore di Latina non c’è il cruento regime dei militari di Buenos Aires, di cui si è detto e scritto molto, bensì un fenomeno assai meno conosciuto: la dittatura apparentemente più “soft” che resse l’Uruguay a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Scritto su più piani temporali (primi anni Settanta, 1980 e periodo contemporaneo) il romanzo fila via veloce perché l’autore ha il merito di saper intrecciare episodi tragici e normale quotidianità in una prosa scoppiettante ed evocativa, non priva di parentesi leggere e persino divertenti. Al di là dei drammi storici, descritti con implacabile crudezza, intorno al protagonista si muove una bizzarra galleria di personaggi degni di un romanzo di Osvaldo Soriano, oppure di una commedia degli anni d’oro del cinema italiano. La citazione non è casuale, visto che lo stesso Cavalcanti paragona la sua “squadra” investigativa a una specie di Armata Brancaleone.</p>
<figure id="attachment_94265" class="wp-caption alignright" aria-describedby="caption-attachment-94265"><img loading="lazy" class="size-medium wp-image-94265" src="https://www.barbadillo.it/wp-content/uploads/2020/11/thumbnail-1-350x479.png" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" srcset="https://www.barbadillo.it/wp-content/uploads/2020/11/thumbnail-1-350x479.png 350w, https://www.barbadillo.it/wp-content/uploads/2020/11/thumbnail-1.png 585w" alt="" width="350" height="479" data-pin-no-hover="true" /><figcaption id="caption-attachment-94265" class="wp-caption-text">La festa uruguaiana per la vittoria nel Mundialitò</figcaption></figure>
<p>Nel romanzo c’è la Storia con la “s” maiuscola, quindi, e le storie di vite ordinarie che all’improvviso vanno a cozzare contro violenza e sopraffazione. Ma c’è anche un altro dei classici temi cari a Campagna: il calcio. In questo caso l’autore va a pescare negli archivi del passato niente meno che il “Mundialito”, torneo disputato a gennaio del 1981 che solo i meno giovani ricorderanno. Una sfida tra i vincitori di titoli mondiali (più l’Olanda) che avrebbe dovuto sancire il trionfo popolare del dittatore Aparicio Mendez e invece, almeno in Italia, passò alla storia perché per la prima volta le partite vennero trasmesse non dalla Rai ma da dalle reti berlusconiane. Il quale Berlusconi, viene ricordato nel romanzo, all’epoca godeva di ottime relazioni con i regimi sudamericani grazie anche ai buoni uffici della loggia P2.</p>
<p>Quindi in “La scelta della pecora nera” c’è la Storia, ci sono le storie umane, c’è il fùtbol ma naturalmente non mancano grandi bevute, sigarette fumate a raffica, rimpianti d’amore e torride scene di sesso, come nella miglior tradizione del canagliesco eppur nobile detective Josè Cavalcanti. E naturalmente c’è un’indagine poliziesca, il mistero di una donna ricca e indipendente scomparsa senza lasciare traccia; una storia che comincia a Còrdoba, in Argentina, e si conclude dall’altra parte del Rio de la Plata, a Montevideo.<img loading="lazy" class="size-medium wp-image-94266 aligncenter" src="https://www.barbadillo.it/wp-content/uploads/2020/11/thumbnail-350x228.png" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" srcset="https://www.barbadillo.it/wp-content/uploads/2020/11/thumbnail-350x228.png 350w, https://www.barbadillo.it/wp-content/uploads/2020/11/thumbnail-640x417.png 640w, https://www.barbadillo.it/wp-content/uploads/2020/11/thumbnail.png 700w" alt="" width="350" height="228" data-pin-no-hover="true" /></p>
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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="0DMEnzDu2f"><p><a href="https://www.barbadillo.it/94263-tra-mundialito-e-desaparecidos-arriva-la-pecora-nera-di-gian-luca-campagna/">Tra Mundialito e desaparecidos, arriva la &#8220;Pecora nera&#8221; di Gian Luca Campagna</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" title="&#8220;Tra Mundialito e desaparecidos, arriva la &#8220;Pecora nera&#8221; di Gian Luca Campagna&#8221; &#8212; Barbadillo" src="https://www.barbadillo.it/94263-tra-mundialito-e-desaparecidos-arriva-la-pecora-nera-di-gian-luca-campagna/embed/#?secret=0DMEnzDu2f" data-secret="0DMEnzDu2f" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
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		<title>Covid-19. La vanità di Speranza in un libro mediocre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2020 10:09:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAFFÈ (S)CORRETTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non c’è Speranza per questo Paese. La speranza non si trova nemmeno più nel fondo del vaso di Pandora. Figurarsi se gli italiani potrebbero trovarla in un dicastero, quello della Sanità, poi, retto da omen nomen Roberto Speranza, che dapprima in trincea per l’attacco inaspettato del Covid-19 ha poi deciso di uscire allo scoperto e...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non c’è Speranza per questo Paese. La speranza non si trova nemmeno più nel fondo del vaso di Pandora. Figurarsi se gli italiani potrebbero trovarla in un dicastero, quello della Sanità, poi, retto da omen nomen Roberto Speranza, che dapprima in trincea per l’attacco inaspettato del Covid-19 ha poi deciso di uscire allo scoperto e lanciarsi con un libro infilzato alla sua baionetta. Si sa, i politici hanno un ego che fa provincia (o dicastero, fate vobis), così l’idea di un libro con tanto di nome e cognome propri che campeggiano sulla copertina è la sublimazione della fiera di vanità che alberga nell’animo di ogni essere vivente. Così il capo buono di Speranza ha pensato nell’estate appena trascorsa di scrivere un libro, piuttosto che di pensare un nuovo mondo sanitario di fronte al ritorno dell’ondata di Covid-19. S’intitola profeticamente ‘Perché guariremo’ ed è edito da Feltrinelli. Una sorta di zibaldone di riflessioni, aneddoti, slanci, chiose del ministro che ha affrontato l’ora più buia della nostra storia repubblicana, un libro previsto in uscita lo scorso 22 ottobre ma che di fronte alla catastrofica emergenza sanitaria l’ufficio marketing della casa editrice ha pensato bene di non lanciare. Ma le chicche sono anche altre: il ministro infatti ha sempre dichiarato di non essere convinto di scriverlo eppure l’ha fatto (nelle buffe storie ministeriali dopo la casa intestata a insaputa anche un caso di libro scritto col proprio nome a sua insaputa…) e di non essere convinto di pubblicarlo ora perché avrebbe poco tempo per la promozione nelle librerie (sic!). Altra riflessione da approfondire: le griffe importanti editoriali ormai sono uffici marketing non case editrici, questa è l’ennesima riprova. E chi l’ha comprato (il libro si trova, eh) lo ha definito uno zero. Speranza non ha speranza, oltre che modesto ministro è anche pessimo scrittore.</p>
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		<title>Oscar senza merito ma con l&#8217;all inclusive. Il politically correct esteso ai romanzi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2020 05:29:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CRONACHE DI UNO SFIGATO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siete degli sceneggiatori e dei registi e avete pensato a una trama accattivante per il prossimo film? Bene. A un finale che è un colpo allo stomaco e induce a riflettere? Grandi. Però, ora è il momento di pensare anche a come comporre cast e troupe, perché non vince solo l’idea più bella e come...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Siete degli sceneggiatori e dei registi e avete pensato a una trama accattivante per il prossimo film? Bene. A un finale che è un colpo allo stomaco e induce a riflettere? Grandi. Però, ora è il momento di pensare anche a come comporre cast e troupe, perché non vince solo l’idea più bella e come viene realizzata ma anche come <strong>sono gli orientamenti sessuali, razziali, di genere, fors’anche di tifo di quale club sportivo e declinazione alimentare dei vostri attori, stuntmen e portavivande.</strong> Niente ironia se non fosse tutto vero, quindi l’ironia diventa sarcasmo. Infatti, per concorrere ai Premi Oscar 2024 l’Academy di Hollywood ha stabilito i nuovi requisiti per favorire l’equa rappresentanza di origine, genere, orientamento sessuale e persone con disabilità, così la statuetta non andrà a chi è più meritevole ma chi è attento all’all inclusive. Politicamente corretto, direte? Beh, forse un modo di anestetizzare, globalizzare, uniformare e appiattire, dove tutti guardano con sospetto tutto e tutti, alla faccia della caccia alle streghe di matrice maccartista, altroché. Forse per far trionfare una certa corrente di pensiero? Chissà. Anche se restano perplessità per questo pot-pourri indigesto. <strong>Un modo orwelliano di guardare al futuro, che a breve si estenderà anche ai premi di narrativa, ci potete scommettere.</strong> Cari amici scrittori, per partecipare alla prossima edizone del Premio Strega, Bancarella, Campiello, Giallo Mondadori e via cianciando quando penserete alla scaletta e ai vostri personaggi colorateli già dal soggetto in nome di un equilibrio razziale, religioso, sessuale, altrimenti alcuni lettori potranno apostrofarvi come omofobi, fascisti, castristi, terrapiattisti, eliocentristi, consumisti, casti, antifascisti, sionisti, sinofobi, fancazzisti, iperattivi, antimperialisti e imperialisti.</p>
<p><strong>Speriamo che almeno ci sia un’unica colonna sonora. Quale? Nuntereggae più di Rino Gaetano.  </strong></p>
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		<title>Quella pecora nera di José &#8216;Pepe&#8217; Mujica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2020 14:05:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LA SCELTA DELLA PECORA NERA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le storie che hanno per protagonista il detective José Cavalcanti, di chiara origine toscana, ambientate nell’America del Sud, si inseriscono nelle pieghe della Storia. Come accaduto per &#8216;Il profumo dell&#8217;ultimo tango&#8217; (Historica, 2017), infatti ‘La scelta della pecora nera’ vede come protagonista José Pepe Mujica (soprannominato proprio la pecora nera&#8230;), futuro presidente dell’Uruguay dal 2010...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le storie che hanno per protagonista il detective José Cavalcanti, di chiara origine toscana, ambientate nell’America del Sud, si inseriscono nelle pieghe della Storia. Come accaduto per &#8216;Il profumo dell&#8217;ultimo tango&#8217; (Historica, 2017), infatti ‘La scelta della pecora nera’ vede come protagonista José Pepe Mujica (soprannominato proprio la pecora nera&#8230;), futuro presidente dell’Uruguay dal 2010 al 2015 dopo aver militato nei Tupamaros, prendendo parte a una guerriglia contro la dittatura civico militare dell’Uruguay sognando la rivoluzione socialista; poi, Mujica è stato incarcerato due volte: in una fuggì con una delle evasioni più spettacolari che annoveri la storia carceraria universale; arrestato di nuovo, rimase dieci anni isolato in un pozzo durante la dittatura militare, sopravvivendo alla pazzia; tornata la democrazia, si trasformò in un contadino fino a diventare presidente dell’Uruguay dal 2010 al 2015, rinunciando al suo stipendio e ai privilegi della carica, tant’è che fu soprannominato il presidente più povero del mondo.</p>
<p>C&#8217;è un epigrafe all&#8217;inizio del romanzo. Ed è sua. Mi piace ricordarla, perchè segna la vita di sacrifici, tenacia, sentimento di un uomo.</p>
<p>“Appartengo a una generazione che volle cambiare il mondo. Fui sconfitto, schiacciato, polverizzato. Però continuo, sognando che valga la pena lottare, perché la gente possa vivere un po’ meglio e con maggiore senso di bontà.”</p>
<p>José “Pepe” Mujica, rivoluzionario tupamaros e già Presidente dell’Uruguay (marzo 2010 &#8211; marzo 2015).</p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Caro Willy, la giustizia non ama gli abiti bianchi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2020 06:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CAMPAGNA D'ITALIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I funerali di Willy Monteiro chiamano a raccolta un popolo vestito di bianco, anche se la verità non ama le vesti bianche, perché la giustizia si sporca sempre e quell’abito oggi immacolato verrà segnato da chissà quante sfumature colorate durante i futuri momenti processuali a carico del branco che ha spezzato la vita al giovane...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I funerali di Willy Monteiro chiamano a raccolta un popolo vestito di bianco, <strong>anche se la verità non ama le vesti bianche, perché la giustizia si sporca sempre</strong> e quell’abito oggi immacolato verrà segnato da chissà quante sfumature colorate durante i futuri momenti processuali a carico del branco che ha spezzato la vita al giovane nella rissa di Colleferro.</p>
<p>La disputa tra i parrucconi in toga è dividersi tra i <strong>fautori dell’omicidio preterintenzionale e omicidio volontario per il branco assassino</strong>. Certo, non è cosa da poco, ma sappiamo anche come nelle aule di giustizia si consumano i gradi dei processi, col tempo indulgente alleato con chi ha offeso mortalmente.</p>
<p>Gli inquirenti procedono a ricostruire la dinamica dell’accaduto, per accertare le responsabilità. Ma questo, paradossalmente, è il compito più facile: si analizza il quadro con il tempo che ha bloccato le lancette. La parte più difficile, concedetemelo, <strong>è quella del poteva essere e non è stato, quello della prevenzione, quello della cultura del rispetto dell’altro. Qualcuno ha scritto “- Gomorra + cultura”,</strong> considerato che abbiamo tirato su una società dove il culto del narcisismo è la priorità di vita. Un narcisismo vuoto, autoreferenziale, violento, bieco.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-1260" src="https://www.gianlucacampagna.eu/wp-content/uploads/2020/09/bianchi-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.gianlucacampagna.eu/wp-content/uploads/2020/09/bianchi-300x225.jpg 300w, https://www.gianlucacampagna.eu/wp-content/uploads/2020/09/bianchi.jpg 561w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Un modo egotista di porsi che va contrastato con la cultura, partendo dalla scuola. Se si scorrono i post social delle persone avremo un quadro più o meno chiaro, ci faremo un’idea della loro personalità: <strong>il branco ama la vuota ostentazione, celebra il culto della sopraffazione e alimenta il disprezzo per ciò che non rientra nei suoi codici.</strong> E la vigliaccheria ne è la griffe: mai uno contro uno, come urla la legge della jungla, ma cinque contro uno. Lo stile Gomorra fa scuola. Da ragazzino consumavo Dylan Dog e sfogliavo Diabolik, fumetti finiti nell’occhio della rigida censura parlamentare, nel primo l’ironia manco veniva colta da chi ostentava l’arte della cieca morsa censoria, nel secondo il (vittorioso) Male era contrastato dal Bene, seppure impersonato dallo sfigato ispettore Ginko. <strong>In Gomorra, riferimento puntuale di certi branchi, non esiste un contraltare,</strong> non c’è possibilità di scelta (e questo, artisticamente e socialmente, è un messaggio negativo), esiste solo una realtà: quella criminale.</p>
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		<title>La copertina di un romanzo ha sempre un suo perché</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Luca Campagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2020 10:11:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LA SCELTA DELLA PECORA NERA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scelta di una copertina è fondamentale per promuovere un romanzo. Come il titolo, del resto. Sono la loro vetrina. Soprattutto quando pubblichi per un editore indipendente, quando non hai dietro la potenza di fuoco delle grandi etichette che bombardano le librerie di titoli e promozioni assortite. Così devi giocare di sensibilità, scaltrezza, inquietudine, desiderio...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La scelta di una copertina è fondamentale per promuovere un romanzo. Come il titolo, del resto. Sono la loro vetrina. Soprattutto quando pubblichi per un editore indipendente, quando non hai dietro la potenza di fuoco delle grandi etichette che bombardano le librerie di titoli e promozioni assortite. Così devi giocare di sensibilità, scaltrezza, inquietudine, desiderio e suscitare quella divina curiosità che spinge il lettore casuale che non conosce l&#8217;autore a prendere in mano quel libro, sollecitarlo con la violenza dei sentimenti descritti in quarta di copertina o nelle ali a sfogliarlo, indurlo a sbirciare qualche stralcio. Incrociando le dita, anche dei piedi, che quello prenda una sbandata in un minuto per la tua narrazione.</p>
<p>Titolo e immagine di copertina. E strillo in quarta. E sinossi e biobibliografia sulle ali.</p>
<p><img loading="lazy" class="alignnone size-medium wp-image-1257" src="https://www.gianlucacampagna.eu/wp-content/uploads/2020/09/Prova-cover3-1-207x300.jpg" alt="" width="207" height="300" srcset="https://www.gianlucacampagna.eu/wp-content/uploads/2020/09/Prova-cover3-1-207x300.jpg 207w, https://www.gianlucacampagna.eu/wp-content/uploads/2020/09/Prova-cover3-1-707x1024.jpg 707w, https://www.gianlucacampagna.eu/wp-content/uploads/2020/09/Prova-cover3-1-768x1112.jpg 768w, https://www.gianlucacampagna.eu/wp-content/uploads/2020/09/Prova-cover3-1-1061x1536.jpg 1061w, https://www.gianlucacampagna.eu/wp-content/uploads/2020/09/Prova-cover3-1-1415x2048.jpg 1415w, https://www.gianlucacampagna.eu/wp-content/uploads/2020/09/Prova-cover3-1.jpg 1713w" sizes="(max-width: 207px) 100vw, 207px" /></p>
<p>La donna che domina la copertina del romanzo &#8216;La scelta della pecora nera&#8217; (Historica) è una donna disperata, ma è concentrata, è una molla pronta a scattare, a balzare con coraggio per reagire e mordere la vita, cambiare il suo destino e quello di chi le sta accanto.</p>
<p>&nbsp;</p>
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