“In tutta la mia esistenza non ho mai trovato un libro che mi abbia insegnato a vivere; in realtà dubito che esista. Ci sono libri forse utili, questo sì, ma quasi tutti allontanano dalla vita più spontanea e rendono infelici”. Non lo dico io. Lo scrive, e sottoscrive, Pepe Carvalho, il personaggio letterario creato da Manuel Vàzquez Montalbàn, a cui a sua volta s’è ispirato quel geniaccio di Andrea Camilleri per il suo commissario Montalbano. Carvalho -e Montalbàn-, a differenza del commissario siculo, è politicamente scorretto, ammazza, beve, fuma e va a puttane (non è un eufemismo: la sua fidanzata è Charo, che fa ‘la vita’). E brucia i libri. Sì, avete capito bene, brucia i libri. Personaggio anticonvenzionale per eccellenza, armato di profonda ironia fusa con una filosofia nient’affatto spicciola, Pepe Carvalho è un antieroe che strizza l’occhio all’hard boiled a stelle e strisce ma si muove in un mondo che possiede temi e caratteri tipici del noir mediterraneo (Montalbàn è l’antesignano di questo ‘genere’ che sa di aglio menta e basilico). Ha un’insana passione, come il suo padre letterario, per la (buona) cucina e a volte per il combustibile con cui riscalda le sue pietanze usa qualche libro. Convinto assertore che i libri contengano menzogne e che anticipano verità che è bene scoprire da sé nella vita di tutti i giorni senza lasciarsi sopraffare dalle loro influenze, Carvalho –e Montalbàn- nel tempo è stato tacciato di essere fascista, quando invece la storia ci insegna che il suo cuore ha sempre battuto fortemente a sinistra. Per ricordare questo grande della narrativa, a casa, con pochi amici, il 18 ottobre (Montalbàn se n’è andato quel giorno, nel 2003) si può attizzare il fuoco del camino con qualche testo, in modo da fare anche pulizia nella biblioteca domestica, cenando con piatti rigorosamente spagnoli, magari catalani dato il periodo di indipendenza richiesta. Un modo goliardico per ricordare uno dei più grandi scrittori di sempre, senza però emulare le storture distopiche propugnate da Aldous Huxley, Ray Bradbury e George Orwell. E sì, perché i libri hanno fatto sempre paura. No, non ci riferiamo a quelli di Lara Cardella o Federico Moccia, ma a quelli invisi dal potere costituito, quelli che non addormentano le coscienze ma le affilano.
Chi non sa dei roghi (biblioclastia la chiamano) dei libri di autori ebrei durante l’epoca nazista? Ma la furia nazi non ha la primogenitura su questo legame tra carta e fiamme. Gli Aztechi erano i nazisti del Messico centrale, bruciavano le biblioteche dei popoli che predavano, poi arrivò Cortéz e fece altrettanto, Diocleziano bruciò i libri cristiani, e i cristiani più tardi ricambiarono il favore con la letteratura pagana. Poi Umar ibn al-Khaṭṭāb, uno dei fondatori dell’Islam, appiccò un allegro fuoco agli archivi sumeri, caldei, babilonesi, reputati superflui al Corano. E che dire del 7 febbraio 1497 quando a Firenze il Savonarola lanciò una campagna contro quei libri a lui poco congeniali nel Falò della vanità? L’ultimo rogo italiano (che si sappia) è datato 1961 quando la Procura di Varese nel proprio cortile accese ‘Storielle, racconti e raccontini’ del marchese De Sade, ritenuti offensivi e osceni. Nel Cile e nell’Argentina delle dittature militari non si fece eccezione, distruggendo i libri contrari ai valori cristiani. Di recente, nel febbraio 2015, elementi dell’Isis hanno purificato libri prelevati dalla biblioteca di Mosul perché islamicamente scorretti. Se vi urtano queste azioni celebrative e queste azioni distopiche, vi consigliamo di leggere i capolavori ‘Fahrenheit 451’ di Bradbury (nella cui società i vigili del fuoco devono stanare le biblioteche e incendiarle) o ‘Il nome della rosa’ (dove Jorge de Burgos, cioè Josè Luis Borges, darà fuoco alla labirintica biblioteca del monastero per impedire che venga ritrovata l’ultima copia della Poetica aristotelica). Comunque, il 18 ottobre, vi consigliamo di purificare la vostra biblioteca da tutti quei testi inutili (non perdete tempo nel rifilarli a qualcuno che vi è antipatico, non farete un buon servizio alla società) e di banchettare in onore a chi i libri sa scriverli.
Fuoco ai libri (brutti) per ricordare Pepe Carvalho
