Basta un inno imparato a memoria, una torcia accesa dal telefonino, lo sventolio di un drappo arcobalenato e l’italiano si sente eroe, un ardito lanciato contro il nemico Covid-19. Beh, no, non è proprio così. Forse ancora non ve l’hanno detto ma gli eroi sono altri, di eroi da balcone ne abbiamo già tanti, da quelli che si celano dietro le tastiere dei pc quando affrontano discussioni sui social networks a quelli che giocano con la vita degli altri pur non possedendo le capacità di gestire un condominio. Capiamolo, orsù, gli eroi in Italia oggi sono altri: quello quindi è un modo per sentirsi meno soli, più uniti, esorcizzando un male invisibile un po’ come lo era la maledetta peste. Bellissimo ed emozionante, certo, ma gli eroi sono chi sta in prima linea, quei pochi che producono per spingere questo Paese zoppicante ad andare avanti, a battersi sul campo contro quel nemico invisibile del virus, rischiando ogni volta di infettarsi. Sì, sono i medici, gli infermieri, tutto il personale sanitario, nessuno escluso. Sì, sono i vigili urbani, i poliziotti, i carabinieri, i finanzieri, catapultati da inseguire criminali di ogni risma a occhieggiare con sguardo inquisitorio gente comune che s’inventa una scusa ingiustificata per sfuggire agli arresti domiciliari imposti dalla raffica di decreti prodotti dal Governo. Sono le cassiere dei supermercati, metà figure umane e metà figure mitologiche, costrette anche loro a turni massacranti, protette da gabbie posticce di scotch e cellophane. Sono il personale impiegato nelle farmacie, gli impiegati delle pompe funebri, i trasportatori, financo alcuni giornalisti e alcuni preti, e chiunque altro s’impegna e s’ingegna perché non vuole arrendersi a una quotidianità disegnata da quattro mura domestiche, s’intestardisce col proprio lavoro a smuovere un sistema prossimo al collasso. Mentre tutti gli altri sono solo dei tifosi sugli spalti che dai palchi assistono alla lotta nell’arena.
Gli eroi da balcone
