mercoledì 30 Dicembre 2020
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I gay, il machismo e l’outing di Elena Linari

“Ciao, mi chiamo Pablo, ho 45 anni, sono ingegnere, sono astemio, mi piace il sushi, sono felice e sono gay”.

“Piacere, sono Josè Cavalcanti, ho 42 anni, sono detective privato i giorni pari e provato i giorni dispari, soprattutto quando fuori dal mio ufficio c’è una lunga fila di donne pronte a farsi sedurre. Ah, sono un alcolizzato non pentito”.

Mi spiego, al di là del corrosivo sarcasmo di Josè Cavalcanti, investigatore privato/provato di Buenos Aires, talvolta diventa un’ostentazione dichiarare il proprio orientamento sessuale. E in questo senso le dichiarazioni di Elena Linari, difensore della Nazionale di calcio (e non scrivo femminile perché lo trovo discriminante, altrimenti se cito Ciro Immobile dovrei specificare che fa parte della rosa azzurra maschile…), sono chiare. Privatamente vivo come voglio. E brava Elena, anche perché nella sua sfera privata agisce liberamente e le sue scelte sono inalienabili. È un’intervista sfogo quella della calciatrice, che dice una grande verità: “Non è col dichiararsi gay che possiamo attirare l’attenzione sul calcio femminile, se è così… beh, allora abbiamo sbagliato veramente tutto”. Esatto. Brava ancor di più. L’attenzione del pubblico nella fattispecie la procuri giocando un buon calcio e inventando campagne di marketing. Vivere la propria libertà sessuale deve appartenere alla spontaneità, accettata, quindi, in quanto tale. Poi, che dobbiamo ancora lavorare tutti contro l’omofobia è un altro dato reale.

È un po’ come se quando ci presentassimo a un nuovo interlocutore elencassimo anche il nostro personale orientamento religioso, politico e, perché no, calcistico. “Ciao, sono Josè Cavalcanti, sono detective, cattolico simpatizzante scettico, di comprovata fede del Boca Juniors e sono un esponente delle SS, cioè un seduttore seriale di ginecei”. Vivere la propria inclinazione sessuale è un’azione che abbraccia la sfera della libertà personale, sottolinearla con un vigore ostentato che talvolta sa di provocazione e sventolandola come un vessillo è un chiaro segnale lanciato per raccogliere commenti e animare dibattiti. Sviando, però, l’attenzione.

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