I giornali fanno il loro. A volte scrivono articoli al gusto di melassa, li impastano con l’inchiostro e lo consegnano a quell’idea di unità che abbraccia gli italiani dai ballatoi, dalle finestre, dai terrazzi. E ai balconi. E già, ai tempi dei social networks negati ecco che viene ripristinato per la comunicazione spicciola il balcone, una volta vedetta e faro per osservare il mondo circostante. Una volta era utilizzato dalle mamme per ululare e richiamare all’ordine i mocciosi che sparivano all’orizzonte della vista materna. Così, oggi, la gente ci si ritrova in questo nuovo mezzo di comunicazione, sublimato dalle serenate di Romeo a Giulietta (ma erano altri tempi…), non ci si scambia solo le quattro proverbiali chiacchiere tra comari, ma addirittura si organizzano canti e karaoke, inni istituzionali in pompa magna e remake con la luce dei telefonini che ricordano cult spot della Coca-Cola, a Napoli addirittura sono riusciti a organizzare una tombolata tra vicini distanti più e più metri e muri maestri, poi si organizzano flash mob, ci si scambia qualche teglia di risotto e lasagna seguendo antiche ricette lanzichenecche (tanto per esorcizzare). Invece che camicie e pantaloni stesi, dai balconi scendono lenzuola arcobalenate con l’auspicante scritta ‘andrà tutto bene’, ghirigorate dalla mano incerta di bambini consapevoli oggi di crescere in fretta. Gruppi di WhatsApp, Skype, Houseparty e altre diavolerie digitali vengono bandite, così, sequestrati in casa, come se fossimo agli arresti domiciliari, ecco che partono le conversazioni via balcone. Un modo come un altro per ritrovarsi comunità e magari scoprire anche che volto, voce e anima ha il nostro vicino.
La comunicazione sul balcone 4.0
