mercoledì 30 Dicembre 2020
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L’Africa nel pallone. Storie di ordinario continente

Sarà perché è estate, ma il noir più nero che c’è si legge in Africa proprio in questo periodo. Mentre assistiamo con stupore ai guai giudiziari della Fifa ecco che l’allegra farsa continua con le candide evoluzioni della Caf. La Caf è la federazione calcistica africana, che in omaggio al suo colore preferito continua ad agire nell’oscurità sul massimo trofeo continentale. Infatti è partita in Egitto la Coppa d’Africa. E fin qui nulla di male. Eh no, invece, il caos parte proprio da qui. Eh sì perché il trofeo sarebbe dovuto partire in Camerun, ma ecco che la federazione come se stesse gestendo un torneo tra scapoli e ammogliati dichiara inammissibile che si possa disputare a Yaoundè e dintorni perché ha deciso che le 16 squadre ammesse in realtà saranno 24, allargando in itinere la partecipazione. Scandalo? Boh, in Africa ‘ste cose succedono un torneo sì e l’altro pure. Se pensiamo che qualche giorno fa mentre depositava in tribunale l’ex presidente egiziano Mohamed Morsi (esatto, quello della rivoluzione araba che nella primavera 2012 aveva rovesciato una serie di dittature in Maghreb e che permise per la prima volta l’elezione democratica) s’accascia, gorgoglia l’avvelenamento e muore. Ah, scandalo! Mica tanto. Nemmeno un’inchiesta è stata aperta e il decesso è stato indicato dal pool di anatomopatologi come naturale. Siamo nell’era digitale, con un click comunichiamo fino agli angoli di al Qarafa, la Città dei morti, il vecchio cimitero de Il Cairo dove convivono vivi e defunti, eppure il Continente Nero resta tale, senza distinzione tra vivi e morti.

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