Da sempre hai scambiato Charles Bukowski per una sottomarca di whisky, il nome di Albert Camus credevi che fosse un’etichetta di un profumo francese, Henry Melville invece lo avevi scambiato per una griffe di blue jeans, da qualche anno hai scoperto il loro reale ruolo nell’universo. Cazzo, sei la dimostrazione vivente che il genere umano può veramente migliorare… L’ho letto in un post su Facebook, la lavagna pubblica dove scriviamo di tutto. M’ha colpito. Ho contattato l’amico che l’ha scritto. Fa lo scrittore. O, meglio, ci prova. Non è che si pavoneggi, infatti quando stringe mani e si presenta e gli chiedono che fa nella vita per campare mormora sottovoce, come quasi si scusasse, il comunicatore. Quando, poi, comunicare oggi significa strillare, urlare, gridare, spararla più grossa, invece lui mormora, in modo quasi elegante. L’ho anche ascoltato una volta a un confronto con altri scrittori, mentre presentavano i propri libri. È uno che ha studiato, s’applica ancora, è uno di quelli che non concepisce il viaggio come turista ma come viaggiatore, è quello che sa che è il vero viaggio non è la meta ma tutto il sentiero da percorrere, insomma è un tipo che sta sempre a caccia di orizzonti, appena ne raggiunge uno, ne scorge subito un altro e riparte. Lo contatto in posta privata e gli chiedo spiegazioni per quel post, bello ma acido, acido ma bello. È riferito a una tizia, credo alla sua ex compagna o ex moglie, mica ho capito bene, poi con tutti ‘sti cambi e ‘ste famiglie miste al giorno d’oggi. Mi confida che ora anche lei scrive, scribacchia in realtà mormora, prima a malapena leggeva la lista della spesa o lo scontrino della parafarmacia, al massimo scorreva i titoli di coda dei film o il 740 del fidanzato di turno. Noto una punta di rancore. Mbeh?, gli faccio. Ora leggo i suoi post, ha pubblicato un romanzetto con una casa editrice di serie C e si atteggia a fine intellettuale quando potrebbe essere l’emulo vivente della Stefania de La grande bellezza spernacchiata da un sarcastico Gepi, ora cita Bukowsky, Zafòn, Camus, Sepùlveda, Marquez, quando prima nel massimo della sua elevazione letteraria lanciava post con le barzellette su Totti. Mbeh?, insisto, non sei contento, le hai donato una ragione di vita ed hai estirpato il male della barbarie culturale che era in lei, le hai evitato l’analfabetismo di ritorno. Vero, m’ha risposto lui, ma ho creato un nuovo mostro della cultura trash.
Eppure era convinta che Bukowski fosse l’etichetta di un whisky
