mercoledì 30 Dicembre 2020
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Non togliete all’uomo la franchigia delle emozioni

Ho un sogno, che appartiene alla franchigia delle emozioni. Ieri era domenica. Una domenica di primavera. E infatti era la natura a ricordarcelo, coi suoi colori, i suoi profumi, i suoi cinguettii. La domenica di primavera è un giorno importante per chi fa cadenzare la sua vita con lo sport, il calcio in particolare. E sì, perché è in questo periodo che si decidono i campionati. Per l’emergenza Covid-19 i tornei (non solo quelli d calcio) sono sospesi. E in questo clima di disorientamento e d’incertezza, l’unica data certa di ritorno alla vita è il 3 maggio. Già, toglietevi dall’angolo più ottimista del cervello che una parvenza di realtà aC (che non sta per avanti Cristo ma ante Coronavirus…) riparta dal 3 aprile, seppure il discorso alla nazione del premier Conte lasciava spiragli affrontando le chiusure delle attività, ma dopo che la locomotiva Lombardia aveva già varato le sue ordinanze (e dC, cioè dopo Coronavirus, assisteremo a delle nette fratture istituzionali, stile Catalogna per essere chiari…) palesando sempre più di come le Regioni siano autonome rispetto al Governo centrale, aspetto acclarato dalla nomina di Bertolaso come consulente del nuovo ospedale in Fiera. Tornando alle date, la Lega calcio e il Ministero dello sport nei giorni scorsi hanno avanzato come data di ripresa dell’attività il 3 maggio. Giornate alla mano, il calendario dovrebbe chiudersi attorno al 30 giugno o al massimo per la prima decade di luglio, in piena estate. E sarà un bellissimo ritorno alla vita, con gli stadi pieni di gente festante, che nella bella stagione seguirà la sua squadra del cuore in nome di quella gita fuoriporta ormai bandita da anni dal calcio in tv, riscoprendo le bellezze di un’Italia fino a oggi declassificata rispetto a mete estere. E la gente riscoprirà la socializzazione, con le tribune degli stadi che accorciano da sempre le distanze di comunicazione e azzerano quelle sociali. È un sogno impossibile di inizio estate, lo so. Lo sport come l’arte appartiene alla franchigia delle emozioni, se manca si sopravvive come nella fase orale di Freud. E attenersi alla sopravvivenza non è degno dell’uomo.

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