mercoledì 30 Dicembre 2020
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Storie di addii, dal presidente Pellissier a DDR

Storie di campioni e storie di addii. Nelle prossime stagioni in serie A non vedremo più calciare Sergio Pellissier, classe 79, valdostano, 17 stagioni al Chievo Verona, 516 presenze e 139 reti, la soddisfazione di 1 presenza con la Nazionale (con rete), un po’ il concetto della classe operaia che va in Paradiso; Ignazio Abate, classe 86, sannita, 10 stagioni al Milan, 241 presenze, 1 scudetto e tanta Nazionale; Andrea Barzagli, classe 81, fiorentino, 9 stagioni alla Juventus, 205 presenze, 9 scudetti (1 col Wolfsburg e 8 di fila con i bianconeri), 4 Coppa Italia e il Mondiale 2006 con l’Italia; poi DDR, cioè Daniele De Rossi, classe 83, romano, 17 stagioni alla Roma, 458 presenze, 117 presenze in azzurro (quarto di sempre) condite da 21 reti, il tetto del mondo a Berlino 2006 e nessuno scudetto. Campedelli, presidente del Chievo, investe Pellissier come il nuovo presidente dei clivensi; Barzagli e Abate escono dal Delle Alpi e da San Siro tra gli applausi; l’addio di De Rossi invece è condito come nella migliore tradizione romana e romanista con polemiche, frecciate, accuse. Insomma, una vicenda da Colosseo, dopo aver assistito tre stagioni fa all’addio di Totti con la patetica e antipatica sfida a distanza con il tecnico Spalletti. Ora è toccato a De Rossi. Se è vero che le bandiere giallorosse non vogliono essere ammainate nemmeno a dispetto della carta d’identità, è anche vero che di tanta romanità presente sin dalle giovanili il club ha sempre preferito smistarle e smarrirle altrove piuttosto che valorizzarle in casa. DDR ha detto: ‘Ho un solo rimpianto, di donare alla Roma una sola carriera’. Bellissimo, soprattutto perché lui come re Totti pur avendo tante offerte dai più prestigiosi club del mondo hanno sempre giocato con una sola maglia, vincendo poco e nulla. Consolatevi, tifosi romanisti, vi resta Alessandro Florenzi, classe 91, romano, 241 presenze dal 2010 a oggi con la maglia giallorossa. Fino al prossimo pollice verso.

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