Non amo scrivere sempre le stesse cose. Anche il lettore deve sentirsi in discussione, varcare nuovi confini e aprirsi al confronto. Da ragazzo amavo Starsky e Hutch, perché era confortevole rifugiarsi nei clichè, dove il Bene trionfa sul Male, ma alla fine quello che cercavo era la sterrata dell’avventura e dell’adrenalina, scrollandomi di dosso quella patina borghese che ti pennellano sin da ragazzino quando sei incassato negli schemi sociali. Questo romanzo chiude il ciclo del perdono, della giustizia e della vendetta. Non me ne ero accorto, poi lo analizzi quello che scrivi e arrivi –a fatica- a qualche conclusione. La vita tra le piccole e le grandi cose danza sempre su questo filo: nel primo, ‘Fins terrae’ (Oltre), il giornalista Angelo Corelli abdica, lascia a Dio quel compito supremo, perché non è il suo ruolo, perché non è il suo mestiere. Lui, da cronista, deve solo scovare la verità, un po’ per lui (e per la sua coscienza), un po’ per i lettori (quei pochi lettori…). Ne ‘Il profumo dell’ultimo tango’ (Historica) Josè Cavalcanti è un detective, ha l’action nelle vene, la vendetta qui non è partigiana, è un rito collettivo perché non è un fatto privato ma si dipana nelle pieghe della storia del ‘900, seppure scomoda e odiosa. Nel prossimo romanzo, dal titolo ‘L’estate del mirto selvatico’ (Frilli), lo scrittore Federico Canestri si trova catapultato in un fatto privato, ma che affiora anche questo dal passato (che non è una terra straniera, come invece vorrebbe farci credere qualcuno), ma stavolta se prima la questione -vale a dire il motivo narrativo scatenante- era distante qui invece è più intima. E quindi ancora più vicina a noi. Perché i romanzi restano una grande autobiografia collettiva. Eh sì, perché quando il fatto ci coinvolge la lotta tra Bene e Male è feroce, non esiste sentimento a contenere l’ira, lo sdegno, la rivalsa, è proprio qui che l’uomo prende la scorciatoia e diventa simile all’animale, dove prevale la ragione dell’istinto.
Un romanzo che chiude il ciclo della vendetta, della giustizia e del perdono
